Lo spread: di cosa parliamo?

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Con il termine di spread si fa riferimento ad numero che indica un differenziale. In finanza può assumere diversi significati, ma nella pratica comune si utilizza spesso per esprimere la differenza tra due tassi di interesse, ossia quelli sui titoli pubblici.

In assoluto, lo spread può indicare il “differenziale domanda-offerta” (il cosiddetto “bid-ask spread”), ovvero la differenza tra il prezzo più basso a cui un venditore è disposto a vendere un titolo e quello più alto che un compratore è disposto ad offrire per il suddetto titolo: in questo modo viene usato come misura della liquidità del mercato.

In alternativa, tale termine può essere utilizzato nel significato di “credit spread”, che sta ad indicare la differenza tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo di riferimento. La determinazione quotidiana dello spread si realizza sulla base delle libere contrattazioni sui mercati, di conseguenza sulle quotazioni del mercato secondario (dove, cioè, vengono trattati i titoli già in circolazione, che vi restano fino alla loro eventuale scadenza).

Il mercato finanziario secondario si pone in posizione opposta rispetto al primario: ogni titolo nasce infatti sul mercato primario e solo dopo esser stato emesso e posizionato passa al secondario, che raccoglierà tutte le operazioni a partire dalla seconda (e, naturalmente, avrà dimensioni nettamente superiori).

Pur essendo in contrapposizione l’uno all’altro, i due mercati si occupano della medesima merce e di conseguenza una maggior liquidità del secondario consentirà di accogliere più titoli nel primario.

Nel contesto del discorso relativo allo spread, è importante considerare sempre il fatto che il rendimento di un titolo di Stato è legato primariamente al suo livello di rischio. Quindi se il rendimento è elevato si accrescerà anche il pericolo che alla scadenza l’emittente non effettui il rimborso del capitale. E’ per questo che si avverte preoccupazione solo se lo spread sale, e non se scende. Tutti questi fattori influiscono poi sul mercato e sull’opinione che i Paesi esteri hanno, dal punto di vista finanziario, del nostro Paese e del rischio che corre di andare incontro ad un default.

Lo spread, dunque, è un importante strumento di misurazione di vari parametri: del valore che il mercato attribuisce al rischio finanziario associato all’investimento nei titoli (ovvero nel recupero del credito da parte del creditore), considerando che il rischio legato all’acquisto di titoli sarà direttamente proporzionale allo spread e del possibile guadagno che deriva dall’acquisto di titoli rispetto a quelli di riferimento.

Rappresenta poi un elemento di misurazione dell’affidabilità (il cosiddetto “rating”) del debitore nel restituire il credito e di conseguenza del pericolo di insolvenza, sempre collegati da un rapporto di proporzionalità, nonché una misura della fiducia che gli investitori hanno relativamente all’acquisto dei titoli, in modo inversamente proporzionale.

Una misura della fiducia degli investitori nell’acquisto dei titoli: maggiore è lo spread minore è tale fiducia. Infine, lo spread permette di misurare quanto il debitore (ad esempio lo Stato) sia in grado di promuovere le proprie attività finanziarie emettendo nuovi titoli obbligazionari: se ci riferiamo a titoli di Stato, spread molto alti possono ricadere sui tassi a cui i titoli stessi dovranno essere emessi in asta per poter essere posizionati.

Approfondimenti: Spread, confrontare la rischiosità dei titoli