Educazione finanziaria e economia comportamentale

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L’impegno nell’educazione finanziaria si è sino ad oggi concretizzato per lo più nell’innalzamento dei livelli di conoscenza dei mercati e dei strumenti da parte dei fruitori dei servizi bancari e finanziari.

Recentemente gli sviluppi e i risultati raggiunti dalle scienze comportamentali hanno posto l’accento sulla necessità per l’educazione finanziaria di intervenire sui comportamenti tramite soprattutto l’ambiente in cui le decisioni finanziarie vengono prese dai consumatori, facendo leva sulle peculiari caratteristiche decisionali delle persone. Ma cosa intendiamo con economia comportamentale?

L’economia comportamentale, così come di recente sviluppata, si in questo senso colloca a metà strada fra l’economia e la psicologia, proponendosi l’analisi e lo studio del comportamento degli operatori del settore nell’ambito dei mercati finanziari. L’attenzione si focalizza sugli elementi psicologici che assumono rilevanza nel contesto dei meccanismi decisionali, alla luce di una serie numerosa di fenomeni apparentemente non razionali e spesso riscontrabili negli individui coinvolti.

Storicamente tale disciplina si sviluppa a partire da differenti forme di contributi, provenienti da varie scuole di pensiero. Nasce negli anni ’50 dalla teoria neoclassica che veniva definita la “Teoria dell’Utilità Attesa”, allora modello teorico principale incentrato sul concetto che l’uomo è un essere razionale e nel suo modo di agire è prevedibile. Essa venne accettata ed applicata quale modello di comportamento economico per ben 30 anni.

Nel tempo vi sono stati studi sperimentali che hanno però sottolineato l’evidenza secondo cui l’uomo è fortemente influenzato da altri tipi di variabili, quali le proprie esperienze passate, i propri convincimenti, il modo in cui le informazioni vengono poste. Tutti elementi che si pongono al di là dell’assetto prettamente razionale di partenza.

Sulla base delle riflessioni che dagli anni ’70 si sono poi sviluppate proprio per riuscire a spiegare in maniera teorica tale fenomeno, è emerso il valore di quella che è stata definita, per l’appunto, l’economia comportamentale. L’evoluzione del pensiero e soprattutto la diffusione al grande pubblico, si deve al contributo dei professori di psicologia Amos Tversky e Daniel Kahneman, che nel 1979 proposero alla rivista “Econometrica” un articolo nel quale veniva sottolineata l’importanza innovativa di tale idee alla luce di specifici esperimenti portati a termine. Tale lavoro di analisi si rivelò determinante per il successivo sviluppo della finanza comportamentale, con il fondamentale delinearsi di quella che venne definita “Teoria del Prospetto” e che si poneva come scopo proprio quello di descrivere in modo veritiero i comportamenti dell’essere umano in situazioni considerate rischiose.

Obiettivo della finanza comportamentale è dunque quello di arrivare a comprendere i comportamenti dei mercati finanziari ponendoli in relazione con gli schemi di comportamento sia della società che del singolo individuo. Partendo dal presupposto che l’essere umano non agisca in modo totalmente razionale, arriviamo quindi a determinare alcuni specifici elementi capaci di condizionare le sue scelte: le emozioni sono naturalmente al primo posto (e tra queste possiamo annoverare la paura, l’insicurezza, l’avidità, l’orgoglio); seguono i condizionamenti dati all’individuo dalle proprie passate esperienze, nonché la modalità con cui determinate scelte di investimento vengono presentate (tipico è il cosiddetto “effetto gregge”, che può spingere chi deve investire ad agire come ha già gatto la maggior parte della gente).

Esistono poi quelli che vengono chiamati “errori cognitivi” e che hanno a che fare con sentimenti quali l’eccessivo ottimismo o l’esagerate sicurezza in se stessi, uniti ad un’illusoria convinzione di poter controllare fenomeni che, nella realtà, controllabili non lo sono affatto.

Più che modificare le modalità in cui gli individui prendono le decisioni finanziarie l’educazione finanziaria dovrebbe essere rivolta a supportare le scelte individuali nel contesto di razionalità descritto dall’economia comportamentale.