Cos’è l’indice FTSE Mib?

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Il FTSE Mib (Financial Times Stock Exchange) è il più importante tra quelli della borsa di Milano, inglobando le 40 imprese con più alta capitalizzazione.

Mib è l’acronimo di Milano Indice di Borsa. In quanto tale, il Mib è l’indice più rappresentativo del sistema borsistico italiano, ovvero del luogo in cui titoli, beni e valute vengono scambiati per via telematica.

Dal Mib30 al FTSE Mib

Prima della sua introduzione nella cosiddetta Borsa Valori Italiana, il riferimento era il Mib30, così chiamato perché applicabile ai 30 titoli italiani con capitalizzazione migliore. In seguito, nel 2009, quando la Borsa Italiana e London Stock Exchange decisero di unirsi, nacque per l’appunto l’indice FTSE, nel quale rientra ben l’80% della capitalizzazione di mercato interna.

Ovviamente, essendo un indicatore di borsa, tale indice è influenzato da tutto ciò che può riguardare o accadere ai sistemi economici internazionali.

Esso fornisce l’attività di 40 titoli italiani e viene ricavato da tutte le operazioni di trading sui titoli operate sul mercato azionario della nostra Borsa, rappresentando quindi i vari ambiti in maniera piuttosto corretta.

Mentre fino a non molto tempo fa per operare delle attività in Borsa vi era la necessità di recarsi personalmente in loco e di usufruire dell’intermediazione di una banca, attualmente gli scambi si sono estremamente semplificati nella loro procedura grazie all’utilizzo di specifiche piattaforme di trading: in questo modo è possibile effettuare operazioni di compravendita tranquillamente dal luogo in cui ci si trova. Fanno così non soltanto le società finanziarie, ma anche i piccoli investitori interessati ad un determinato titolo.

Le attività di acquisto e di vendita che rientrano nell’indice FTSE Mib, nel loro complesso, ne determineranno il valore. Trattandosi, come detto, del più importante indice azionario della Borsa italiana, lo studio del suo andamento consente agli investitori di comprendere i movimenti della totalità delle azioni di listino.

Naturalmente, in considerazione delle continue fluttuazioni cui l’indice è fisiologicamente sottoposto, la determinazione di quanto pesi ogni azione viene aggiornata di continuo, in maniera periodica e coerente con l’andamento generale.

Esistono alcune società, tra le 40 che rientrano nell’indice FTSE Mib, che vengono chiamate “large caps”, ovvero quelle che hanno un peso maggiore. Ne sono un esempio Mediobanca, le Generali o Intesa Sanpaolo. Le rimanenti aziende sono invece rappresentative di tutti i settori: tra queste troviamo Enel, Eni, Fiat, ma anche la Campari o la Moncler.

Naturalmente l’indice FTSE Mib, essendo per l’appunto costituito da diverse aziende tra loro diverse in caratteristiche e rendimento, deriverà da una media ponderata, ovvero di un calcolo proporzionato al peso che ciascuna società esercita sulle sue variazioni.

La storia del nostro Paese ricorda come miglior record raggiunto dall’indice quello del 7 marzo 2000, quando il suo valore arrivò addirittura a 51273 punti, mentre la seduta di Borsa considerata come la più redditizia fu quella del 13 ottobre 2008: l’indice FTSE Mib ebbe un’impennata dell’11,49%.

Regina Picozzi