Addio ai voucher. Cosa cambia per il lavoro occasionale?

Condividi su: Facebook Twitter

A partire dal prossimo anno i voucher verranno ufficialmente aboliti.

Per tutti coloro che necessiteranno di un contratto per lavoro occasionale vi sarà dunque una nuova soluzione: il “contratto a chiamata”, detto anche “contratto a intermittenza” o “Job on call”. Parliamo di uno strumento che venne introdotto dalla legge Biagi e poi modificato con il Jobs Act.

Tale tipologia contrattuale è regolamentata dall’articolo 13 del decreto legislativo 81/2015, che la definisce quale contratto (anche a tempo determinato) attraverso il quale si stabilisce il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore tale per cui il datore stesso potrà usufruire della prestazione del dipendente in maniera discontinua, in base alle esigenze descritte nei contratti collettivi. Ciò potrà voler dire svolgere l’attività in specifici periodi di tempo, siano essi nel contesto delle settimana, mensili o annuali.

Il contratto a chiamata, dunque, potrà essere applicato a soggetti di età inferiore a 24 anni ( “purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno” ) e superiore a 55 e avrà una durata massima, complessivamente, di non oltre 400 giornate lavorative effettive nello spazio di tre anni, con le uniche eccezioni dei settori del turismo, dello spettacolo e degli esercizi pubblici. Superata la soglia temporale stabilita, il rapporto lavorativo si trasformerà nella tipologia di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Vi sono dei casi nei quali il decreto legislativo vieta la possibilità di ricorrere al contratto a chiamata: ne sono esempi la sostituzione di lavoratori che stiano esercitando il proprio diritto allo sciopero, oppure la condizione in cui i datori di lavori non avessero applicato la normativa di tutela della salute e della sicurezza.

Il datore di lavoro avrà l’obbligo di informare annualmente “le rappresentanze sindacali aziendali o la rappresentanza sindacale unitaria sull’andamento del ricorso al contratto di lavoro intermittente”, con multe che andranno da 400 euro fino a 2400 per ogni lavoratore rispetto al quale il datore stesso avrà violato le norme previste.

Nei casi in cui il lavoratore si trovasse, per malattia o altri eventi, nell’impossibilità di rispondere alla chiamata, egli sarà tenuto a comunicarlo in modo tempestivo al datore di lavoro dichiarando la durata della propria indisponibilità. In questo periodo non maturerà il diritto all’indennità di disponibilità. Diversamente, un rifiuto privo di motivazione potrà rappresentare un motivo valido di licenziamento.

In merito, infine, alla retribuzione, al lavoratore dovrà venire corrisposto un trattamento economico paragonabile a quello di un lavoratore di livello paritario, benché assunto con un diverso contratto. Analogamente verranno considerati il trattamento per malattia, quello per congedo di maternità o per infortunio, quello di malattia.