Alla base della finanza: le attività finanziarie. Di cosa si tratta?

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Quando parliamo di attività finanziarie ci riferiamo ad una vasta gamma di possibilità, messe a disposizione dal mercato, delle quali il cittadino può disporre per le proprie esigenze di risparmio e di investimento e che possiamo distinguere sulla base delle loro caratteristiche di liquidità, di rapporto rischio/rendimento atteso e di orizzonte di investimento.

Hanno come oggetto il denaro risparmiato dalla collettività e la loro principale caratteristica è quella di iniziare e terminare con il denaro stesso, utilizzato per le prestazioni di entrambe le parti coinvolte. Questo aspetto le differenzia da tutti gli altri rapporti, in cui esso rappresenta il corrispettivo di un bene o di un servizio reale ed è quindi oggetto della prestazione di una sola parte.

Si tratta, quindi, di attività economiche (diverse da quelle legate alla produzione di beni e servizi) che inglobano i mezzi di pagamento, le operazioni con natura simile agli strumenti finanziari (come le differenti modalità di impiego del capitale) e gli strumenti di tipo finanziario propriamente detti. Considereremo in tale classificazione l’acquisto di obbligazioni, di titoli di Stato, di azioni o quote societarie, oppure i depositi in conto corrente, ad esempio. Questo perché le maggiori attività sul mercato sono i prodotti di liquidità (quindi la moneta e, per l’appunto, i depositi bancari, i certificati di deposito e i titoli di Stato con scadenza inferiore ad un anno), i titoli azionari e quelli obbligazionari.

Il possesso di attività finanziarie potrà generare redditi di capitale, proventi scaturiti da contratti derivati (ovvero da contratti che fanno dipendere il proprio valore economico direttamente da quello di altre attività finanziarie) o minus/plusvalenze.

Ricordiamo che per “redditi di capitale” si intendono: interessi su conti correnti bancari e postali e su conti di deposito, interessi su titoli di Stato e su obbligazioni private, utili e dividendi che derivano da partecipazioni in imprese, redditi derivanti da contratti assicurativi e da fondi previdenziali.

Inoltre nella contabilità finanziaria o economica per “minusvalenza” (il “capital loss” inglese) si intende la differenza tra un prezzo di vendita più basso e uno di acquisto più alto, oppure una diminuzione di redditività che in un determinato periodo di tempo assumono un’attività finanziaria o un immobile, mentre per “plusvalenza” (ovvero il “capital gain”) l’aumento di valore che in un certo tempo assumono dei beni mobiliari (come azioni, obbligazioni o derivati) o dei beni immobili. Esse possono quindi derivare dalla cessione di partecipazioni qualificate o di partecipazioni non qualificate, dalla cessione di titoli e di quote di partecipazione a fondi.

Nella base imponibile dell’imposta sostitutiva della maggior parte dei sistemi tributari rientrano soltanto parte dei redditi di capitale e parte delle plusvalenze. Lo scopo è infatti quello di promuovere lo sviluppo dei mercati finanziari, aiutare il posizionamento dei titoli di Stato e diminuire i livelli di tassazione permettendo una circolazione anonima di capitali, per agglomerare i mercati e stimolare la competizione fiscale.