Nuove tutele per gli investitori: cos’è l’arbitro per le controversie finanziarie?

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Dall’inizio del 2017 l’investitore italiano ha un nuovo strumento di tutela dei propri interessi, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF). Istituito presso la Consob e insediatosi un anno fa, l’ACF è, infatti, operativo dallo scorso gennaio. Si tratta di un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie al quale l’investitore può rivolgersi con la certezza di ricevere una decisione in tempi relativamente brevi (normalmente 180 giorni), senza costi procedurali e con la prospettiva concreta di vedersi risarcito dall’intermediario, in caso di accoglimento totale o parziale del proprio ricorso.

L’Arbitro per le controversie finanziarie prevede un Collegio arbitrale composto da 5 elementi scelti secondo stringenti requisiti di professionalità e onorabilità; oltre al Presidente e due membri individuati e nominati dalla Consob, i restanti due sono espressione , l’ uno delle associazione degli intermediari, l’altro delle associazioni dei consumatori.

Le controversie che possono essere sottoposte all’Arbitro per le controversie finanziarie riguardano esclusivamente quelle sorte tra investitori retail ( non solo individui , ma anche imprese ed  enti che non sono dotati di particolari competenze professionali) e intermediari (banche , sim sicav e sicaf non solo italiani, ma anche stranieri, se presenti sul territorio o, comunque, autorizzati a svolgere attività In Italia).

La materia del contendere (ossia il perimetro di competenza dell’ACF) concerne i servizi di investimento che si possono distinguere ed articolare in quelli relativi a: negoziazione per conto proprio, esecuzione di ordini per conto dei clienti, ricezione trasmissione di ordini, sottoscrizione e collocamento, gestione di portafogli, consulenza in materia di investimenti, servizi di gestione collettiva del risparmio .

I ricorsi possono essere presentati a condizione che: l’importo richiesto non ecceda la somma di 500mila euro; che non siano pendenti altre procedure di risoluzione stragiudiziale relative agli stessi fatti; e che naturalmente sia stato preventivamente presentato un reclamo all’intermediario , senza aver ottenuto risposte soddisfacenti . In caso di accoglimento del ricorso e ove l’intermediario non adempia ad essa è prevista una sanzione di tipo reputazionale, venendone data notizia sul sito dell’ACF , su quello dell’intermediario e su due quotidiani nazionali; ferma restando per l’investitore la possibilità di ricorrere all’Autorità Giudiziaria.

Dopo la presentazione sintetica della carta d’identità dell’ACF e delle sue modalità di funzionamento, si può ora lasciare spazio ai numeri dell’operatività; numeri che testimoniano l’interesse “vivace” degli investitori verso questo nuovo strumento. Nei primi dieci mesi di attività all’ACF sono stati presentati oltre 1650 ricorsi, di cui 945 con l’assistenza di procuratori. Da notare, anche, che tra questi 945 una percentuale decisamente minoritaria è rappresentata dai ricorrenti assistiti dalle associazioni di consumatori. Gli importi richiesti nei ricorsi oscillano da un minimo di 1 euro a un massimo di 500milaeuro (il tetto ammissibile) con una richiesta media di 55 mila euro per un ammontare complessivo di somme richieste, pari a  oltre 90 milioni di euro. Gli intermediari chiamati in causa dai ricorsi sono stati  oltre un centinaio (111) .

Altre cifre che chiariscono l’attività dell’ACF sono i casi di inammissibilità e irricevibilità dei ricorsi, pari a oltre 300, quelli di estinzione del procedimento (78) e le 170 decisioni prese, di cui il 65% con esito favorevole per il ricorrente. Gli importi riconosciuti come ristori hanno superato il milione e seicentomila euro.

Come rileva il Presidente dell’ACF, GianPaolo Barbuzzi, dai ricorsi emergono , sia atteggiamenti di autoassoluzione e di overconfidence dal lato degli investitori, sia la frequenza di casi di criticità significative nella profilatura della clientela dalla parte degli intermediari.

Il ricorso a una robusta operazione di educazione finanziaria, unitamente all’innalzamento dei livelli di trasparenza e alle altre importanti modifiche delineate dalla Mifid 2 che entrerà in vigore tra pochi giorni, costituisce per Barbuzzi la risposta più efficace per voltare decisamente pagina e per favorire: da un lato una maggiore responsabilizzazione degli investitori e dall’altro una valorizzazione della fase preliminare alla conclusione del contratto, “non riducendola“ – è sempre il Presidente dell’ACF a sottolinearlo – “ad un adempimento di routine come spesso avvenuto in passato“.