Carlo Azeglio Ciampi

Condividi su: Facebook Twitter

Livornese del secondo decennio del ‘900, Carlo Azeglio Ciampi rimane nella memoria degli italiani per il suo lungo percorso nel mondo della politica: fu governatore della Banca d’Italia fino agli anni ’90, Presidente del Consiglio subito dopo, Ministro del Tesoro, presidente della Repubblica e senatore a vita.

Un percorso formativo dai gesuiti, una laurea in Lettere, sei mesi di studi di Filologia in Germania, un diploma alla Scuola Normale di Pisa, agli inizi degli anni ‘40.

Quando venne chiamato alle armi si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò rifugiandosi a Scanno, in Abruzzo, dove era confinato il filosofo antifascista Guido Calogero, che era stato suo maestro e che era considerato “padre culturale” del socialismo liberale alla Normale.

Fu nell’inverno tra il ’43 e il ’44 che Ciampi lo aiutò a scrivere a macchina i manoscritti in copia unica su Estetica, Logica ed Etica. E mentre in seguito si dirigeva a Bari proprio per consegnare il saggio che il maestro gli aveva affidato, venne bloccato dagli inglesi, insospettiti dal visto tedesco sul suo passaporto: dopo aver chiarito che si trattasse del suo percorso di studi a Lipsia e dopo aver parlato loro di alcuni antifascisti che aveva conosciuto a Sulmona e che per lui potevano garantire, venne lasciato andar, potendo portare a termine il suo compito.

Suo fu il Partito d’Azione a Livorno, che fondò al termine della guerra, anche se ben presto abbandonò per sempre la politica “attiva”, dichiarando in seguito di non essersene mai pentito.

La sua fu una carriera silenziosa, che gli portò un’inattesa notorietà alla fine degli anni ’70 quando venne nominato governatore dopo le dimissioni di Paolo Baffi. Parliamo di un momento di piena recessione per l’Occidente, a causa del calo del costo del petrolio: la circolazione dei capitali era ferma e la Banca d’Italia era costretta a sottoscrivere tutti i Buoni che il Tesoro non era in grado di posizionare. Il governo poteva dunque stampare liberamente la carta moneta.

Fu nel periodo della sua gestione che si verificò il noto scandalo collegato alla P2, con il caso Calvi e il fallimento del Banco Ambrosiano, agli inizi degli anni ’80. E fu nel corso del suo governatorato che il nostro Paese entrò nello Sme, anticipando l’adesione all’euro, e che avvenne la separazione tra Tesoro e Banca d’Italia.

Fu agli inizi degli anni ’90 che cominciarono a diffondersi le norme che avrebbero reso il movimento dei capitali più libero nei mercati mondiali. “Manca la missione. Questo è il vero problema dell’Italia di oggi”, disse una volta.

“Non si vede un grande obiettivo, generale e condiviso, che il Paese possa comprendere e che dia un senso a tutto ciò che si sta facendo». Ancora oggi, probabilmente, esprimerebbe lo stesso pensiero.