Cinema ed Economia: Furore di John Ford

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L’economia e la finanza, purtroppo non sono tra i temi più gettonati, soprattutto preso il pubblico più giovane. Un peccato, perché si tratta di eventi che hanno segnato la storia non solo del nostro Paese, ma del mondo intero e la cui narrazione, se trattata nel modo giusto, può diventare appassionante. Tra i vari linguaggi con cui si può veicolare l’economia ed alcuni suoi principi di base, quello dei film è sicuramente uno dei più diretti e affascinanti. Spesso riviste specializzate, giornali e televisione, rendono l’economia noiosa, non a caso è chiamata la “scienza triste”. I film con il loro linguaggio più semplice e coinvolgente riescono, invece attraverso metafore, a spiegare alcuni temi economici al grande pubblico.

E’ in fondo la ricetta applicata da Roberto Benigni: avere il coraggio, grazie alla forza della parola, di affrontare opere difficili e spesso odiate soprattutto dagli adolescenti (si pensi alla Divina Commedia) e trasformarle in spettacoli che tutti ricordano e di cui tutti si innamorano.

FURORE di JOHN FORD

Il film del 1940 è la trasposizione cinematografica del capolavoro letterario di John Steinbeck “ Furore” del 1939. Il romanzo ben riassume le conseguenze sociali di una crisi economica devastante, quella del 1929, che obbligò masse imponenti di contadini e proletari rimasti senza nulla e incattiviti dalla miseria (dopo che le banche si erano prese ciò che rimaneva loro), a migrare verso la California, terra di illusorio benessere. Particolarmente significativa, risulta una frase del romanzo: «Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. L’hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo»

Il premio Nobel John Steinbeck (1902-1968) pubblica Furore – in originale The grapes of wrath – nel 1939 riscuotendo da subito un enorme successo, che lo condurrà al premio Pulitzer nel 1940, quando il romanzo è oggetto di una versione cinematografico per mano di John Ford. Il romanzo, considerato spesso un “manifesto” della politica del New Deal del Presidente americano Franklin Delano Roosevelt, subì al momento della pubblicazione, anche molte critiche.

Al centro della vicenda è l’esodo verso la California della famiglia Joad, contadini dell’Oklahoma impoveriti e sfrattati dai suoi terreni a causa di devastanti tempeste di sabbia. A partire dalla rappresentazione della loro condizione l’autore delinea una spietata critica alla società dopo la Crisi del 1929. Nel viaggio, la famiglia Joad incontra nemici e pericoli molto più insidiosi degli indiani o degli sgherri di un latifondista: Tom e famiglia conoscono l’orrore generato dal crollo della Borsa nell’ottobre del 1929, la distruzione di un’intera economia, l’impossibilità di trovare lavoro e dignità. Ma soprattutto incontrano la disperazione umana e l’avidità di chi la sfrutta.

Lo sguardo di Steinbeck, acuto, empatico, ma anche attento alle contraddizioni e alle delicate dinamiche dei rapporti socio-economici, contribuisce a fare dell’autore un efficace narratore della Grande Depressione. Il  film di Joh Ford, coevo al romanzo, riflette la mentalità di una società americana fortemente connotata dalla crisi economica e dai venti di guerra che spiravano oltreoceano. Sono presenti molti  momenti di grande potenza emotiva e registica come la “carovana Joad”, la sepoltura del nonno e il ballo con ma’ Joad. In Furore John Ford racconta un’epoca e non solo una storia. E con la maestria dell’essenziale, dà un eroe vero, vivo, possibile all’America del New Deal, che presto andrà alla guerra.