Contratti Futures: di cosa parliamo esattamente?

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I contratti denominati Futures rientrano nella più ampia categoria finanziaria degli strumenti derivati, che in quanto tali fanno derivare il proprio valore dal costo di un’altra attività alla quale il contratto stesso si riferisce e che viene detta “sottostante”. Le variazioni della suddetta attività influenzano quindi l’andamento delle quotazioni dei derivati. Questi ultimi possono essere distinti in due grandi gruppi: le Opzioni e, per l’appunto, i Future. Ciò che in sostanza li distingue è che vi sia oppure no per chi detiene il derivato l’obbligo di acquisto o di vendita dell’attività sottostante al termine di scadenza contrattuale.

Nel caso delle opzioni il compratore detiene il diritto ma non l’obbligo di acquistare (parleremo di “opzione Call”) o di vendere (“opzione Put”) una specifica quota di un’attività finanziaria o reale ad un prezzo prestabilito e ad una data esatta o entro un termine prefissato. Si tratterà quindi, rispettivamente, di opzioni di tipo europeo e opzioni di tipo americano.

Il futures, invece, comporta il vero e proprio impegno a comprare o vendere una specifica attività finanziaria o una data quantità di merce ad un costo predefinito in una data stabilita. Parleremo allora di “financial futures” nel primo caso e di “commodity futures” nel secondo.

Nonostante sia uno strumento derivato a termine, essendo comunque un contratto standardizzato il futures viene negoziato in mercati regolamentati con contrattazioni che avvengono nel contesto di Borse specializzate.

Elementi caratteristici dei contratti futures sono la specifica attività sottostante (quindi la merce o l’attività finanziaria) ed il suo valore nominale, la durata, il luogo ed il mese di consegna (tenendo sempre presente che in particolare il luogo diviene determinante quando si tratti di una merce, visto che i costi del trasporto possono incidere considerevolmente).

Questa tipologia di strumento viene comprata o venduta con lo scopo di poter ottenere un guadagno dai rialzi o dai ribassi della sottostante attività, potendo sfruttare l’effetto leva e gli esigui costi di transazione previsti. E’ questo in effetti l’obiettivo della quasi totalità dei contratti futures, che generalmente hanno una vita estremamente breve (anche di una sola giornata) e che vengono utilizzati soprattutto, per l’appunto, a fini speculativi, ma anche per attività di copertura o di arbitraggio.

Un’operazione di copertura (anche detta di “hedging”) consente di bypassare il pericolo che il valore di un determinato bene sul mercato subisca fluttuazioni: è una pratica che permette di diminuire le potenziali perdite, acquistando o cedendo uno o più contratti che vengono definiti derivati proprio perché rappresentano dei titoli il cui costo si basa sul valore di mercato di altri beni.

Un’attività di arbitraggio, diversamente, consente di fare profitti utilizzando le differenze di prezzo esistenti su differenti mercati.

Nel nostro Paese è possibile negoziare i derivati, sia opzioni che futures, sul cosiddetto IDEM (acronimo di “Italian Derivatives Equity Market”), mercato italiano dei derivati azionari, sull’IDEX (ovvero “Italian Derivatives Energy Exchange”), mercato dei derivati energetici, e sull’AGREX (“Agricultural Derivatives Exchange”), mercato Italiano dei derivati su grano duro.

Per ulteriori approfondimenti: Cosa sono i Futures