Cosa cambia con l’abolizione dei voucher?

Condividi su: Facebook Twitter

Quando parliamo di “voucher Inps” ci riferiamo ad una tipologia di retribuzione e ad uno strumento di regolamentazione del lavoro cosiddetto accessorio risalente, nell’ordinamento italiano, alla riforma Biagi del 2003, utilizzati concretamente solo nel 2006 e modificati di recente con il Jobs Act.

Cosa sono i voucher

I voucher, erogati solo previa attivazione da parte dell’Inps, sono stati istituiti da 10, 20 o 50 euro.

Su un importo, ad esempio di 10 euro, si calcola il 75% che viene corrisposto al lavoratore, laddove il rimanente 25% viene invece diviso in un 7% di contributi assicurativi INAIL, un 13% di contributi previdenziali Inps ed un restante 5% per il commissionario.

I voucher nascevano per dare la possibilità di effettuare regolari pagamenti di prestazioni che avessero, appunto, un carattere di occasionalità, quindi tutte quelle attività che essendo saltuarie risultavano di complesso inquadramento dal punto di vista contrattuale. Nel tempo, però, sono stati usati sempre più spesso come vera e propria alternativa a contratti atipici, o addirittura per “mascherare” attività lavorative che nella realtà avevano invece un carattere di continuità o comunque di subordinazione.

L’abolizione dei voucher

Da quanto sopra evidenziato è nata la richiesta di referendum sostenuta da Cgil e finalizzata alla loro eliminazione, seguita dal decreto legge numero 25 del 17 marzo scorso, tramite cui gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act riguardanti proprio la disciplina inerente l’utilizzo dei buoni lavoro Inps sono stati aboliti. E’ stato infatti previsto che, per i buoni precedentemente acquistati, vi sia la possibilità di utilizzo entro il 31 dicembre prossimo.

Cosa cambia dopo i voucher

Attualmente il lavoro accessorio non esiste più, quindi. Ma con lo scopo di colmare il vuoto normativo che si è venuto a creare è stata realizzata una proposta emendativa all’interno della cosiddetta “manovrina” appena approvata dalla Camera dei Deputati. Essa, di fatto, introduce novità piuttosto simili ai buoni lavoro ma con alcune evidenti diversità. In primo luogo prevede l’istituzione di un “libretto di famiglia” specificamente finalizzato a determinate attività, quali pulizia, giardinaggio, manutenzione. Esso verrà creato in modo telematico tramite accesso con registrazione ad una piattaforma informatica Inps, contenente dei buoni (di 10 euro di valore ciascuno) con cui il datore di lavoro potrà pagare il lavoratore.

Il provvedimento prende poi in considerazione tutta la sfera di assistenza domiciliare destinata a bambini, anziani, malati e disabili, nonché l’insegnamento privato supplementare, prestazioni che potranno comunque essere disciplinate anche con forme contrattuali relative ai rapporti di tipo subordinato, full time o part time. Le soglie massime previste dal nuovo emendamento sono di 2.500 e 5.000 euro: il primo importo è la cifra massima che un lavoratore potrà percepire da ogni datore di lavoro, mentre il secondo importo è quello che il lavoratore potrà percepire come tetto massimo in un anno.      

Approfondimenti: Addio ai voucher. Cosa cambia per il lavoro occasionale?