Cos’è il benessere finanziario e come si misura?

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Il nostro esperto: Emanuela Rinaldi

Uno degli obiettivi principali dei programmi di educazione finanziaria è migliorare il livello di competenze finanziarie delle persone e, strettamente correlato ad esso, il loro livello di benessere finanziario. Ma cosa è il benessere finanziario?

Premesso che esiste una vasta letteratura scientifica su questo tema a volte discordante, trattandosi di un concetto complesso da definire e caratterizzato da molteplici componenti (oggettive e soggettive – Sorgente e Lanz 2017[1]), in questa rubrica abbiamo scelto di basarci su una ricerca del Consumer Financial Protection Bureau del 2015[2]. Ad essa, abbiamo unito nostre riflessioni frutto di colloqui sia con professionisti e professioniste del settore della finanza e dei servizi alla persona, sia con casalinghe, studenti e studentesse e lavoratori di ambiti diversi. Alla luce delle indicazioni raccolte, possiamo definire il benessere finanziario come:

uno stato di essere in cui una persona è in grado di soddisfare pienamente i suoi obblighi finanziari correnti, si sente sicura del proprio futuro finanziario ed è in grado di fare scelte che le permettano di godere della propria vita” (nostra traduzione da CFPB 2015: 5).

Gli elementi del benessere finanziario

Secondo il CFPB, gli elementi che definiscono il benessere finanziario sono:

1) il controllo delle proprie finanze, giornaliero e mensile;

2) la capacità di assorbire uno shock finanziario;

3) il sentirsi “sulla buona strada” per raggiungere i propri obiettivi finanziari;

4) la percezione di avere una soddisfacente libertà finanziaria di fare le scelte che consentono di godere della propria vita.

Essi possono essere rappresentati come in tabella 1, da cui emerge chiaramente anche il legame con la prospettiva temporale, rivolta al presente per quanto riguarda il controllo (1) e la libertà di scelta (2), e al futuro rispetto alla capacità di assorbire eventuali shock finanziari  (3) e di raggiungere i propri obiettivi (4).

È fondamentale precisare che, come evidenziato da numerosi studi[3], le opportunità strutturali a disposizione di un individuo, tra cui il contesto-macro economico in cui vive (è un periodo storico di crisi o di forte crescita economica?), la ricchezza e le relazioni della famiglia di origine (essere un giovane universitario di 20 anni che vive a Milano con i genitori, figlio dell’Amministratore Delegato di una grossa multinazionale e di una Dirigente Scolastica, è una condizione diversa dall’essere giovane universitario di 20 anni che vive, anch’egli, a Milano ed è figlio di un cameriere che è l’unico percettore del reddito e di una casalinga), l’accesso all’educazione o la sua residenza (es: Svezia o Italia) sono fattori di mediazione che giocano un ruolo molto importante nel costruire il suo benessere finanziario[4]. Tali variabili creano un set di opportunità disponibili per una persona – indipendentemente dal suo impegno e merito – che possono creare forte disuguaglianze in termini di benessere finanziario percepito. Tuttavia, secondo la nostra prospettiva, anche il comportamento individuale interagendo con il contesto produce un certo livello di benessere finanziario. Pertanto, focalizzeremo la nostra attenzione su una domanda: dato il contesto in cui una persona vive, quali dimensioni definiscono il suo benessere finanziario?

Prima dimensione: controllo delle proprie finanze

La prima dimensione – legata al tema della sicurezza economica – è il controllo delle proprie finanze, inteso come “il monitoraggio del flusso in ingresso e in uscita delle proprie risorse finanziarie” scandito quotidianamente, settimanalmente, mensilmente o semestralmente, così come il “controllo” delle entrate e delle proprie uscite. Il primo aspetto ha a che fare propriamente con le capacità di budgeting (monitorare le proprie entrate e uscite. Ad esempio tramite un’app, un diario finanziario, un foglio di calcolo, un quaderno scritto). Il secondo, invece, si riferisce al grado di intervento che altre persone (ad esempio i propri genitori o il proprio partner) hanno sulle nostre finanze. Un eccessivo controllo da parte di altri può portare a una condizione di forte dipendenza da altri soggetti, fino a casi di vera e propria violenza economica. Lo sottolinea ad esempio la guida redatta dal CADMI (Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate) e Global Thinking Foundation, disponibile gratuitamente qui.

Seconda dimensione: la capacità di assorbire uno shock finanziario

Rivolgendosi alla dimensione del futuro, troviamo la seconda componente del benessere finanziario, ovvero la percezione di avere capacità di assorbire uno shock finanziario. Un licenziamento, il mancato rinnovo di un importante contratto, il fallimento dell’azienda in cui lavoriamo, un’operazione chirurgica da fare con urgenza, un lutto improvviso, un furto, una causa legale, un divorzio, un’invalidità permanente.

Molte persone che ho intervistato nella mia carriera, di estrazione culturale ed economica diversa, mi hanno raccontato di non aver quasi mai pensato a misure utili a rispondere ad uno shock finanziario anche dopo diversi anni di lavoro, altre invece di aver sottoscritto una polizza o un piano individuale pensionistico sin dai primi anni di lavoro, altre di aver genitori che hanno sottoscritto specifici prodotti per loro.

Terza dimensione: sentirsi “sulla buona strada” per raggiungere i propri obiettivi

La ricerca del CFPB, che è stata svolta negli Stati Uniti, indica che un ulteriore elemento del benessere finanziario è il percepire di essere “sulla buona strada per raggiungere i propri obiettivi finanziari”. Come dire che se Francesca, titolare di un negozio di attrezzature sportive, registra solo debiti e voci “in rosso” (in perdita) il primo anno di attività, ma percepisce di essere “in linea” con un piano pluriennale finanziario che prevede di fare profitto nei successivi 2 o 3 anni,  probabilmente dichiarerà un livello di benessere finanziario più alto rispetto a Laura, socia di una cooperativa, che magari non ha registrato perdite in quell’anno ma manca di una definizione dei propri obiettivi finanziari e teme di non riuscire, l’anno dopo, ad acquistare un furgone per il lavoro o a pagare il mutuo.

Quarta dimensione: avere la libertà finanziaria di fare le scelte che consentono di godere della propria vita

Passiamo all’ultima componente del benessere finanziario, ovvero la “libertà finanziaria”, o meglio “la percezione di avere una soddisfacente libertà finanziaria che permette di fare le scelte che consentono di godere della propria vita”.

Cosa vorreste per gustarvi appieno la vita? Vivere in montagna in mezzo alla natura o vivere in piazza San Marco a Venezia? Regalare un week-end in hotel extra-lusso a Capri al vostro partner per l’anniversario o in un bed&breakfast a Firenze? Le risposte sono eterogenee, poiché gli individui danno valore diversi agli oggetti, alle relazioni e alle attività che possono svolgere. Pertanto, le tradizionali misure legate al reddito o al patrimonio posseduto, sebbene importanti, non catturano pienamente questo ultimo aspetto del benessere finanziario, che è più legato ad una dimensione potremmo dire “filosofica” della vita, di visione dei valori e di quelle che per noi sono  “le cose importanti” per la propria felicità (la famiglia? I figli? l’amicizia? l’amore? la solidarietà? il successo economico? l’impegno politico? La cultura?…).

Ma come si misura il benessere finanziario?

Vi proponiamo il test che viene utilizzato dagli esperti del Consumer Financial Bureau. Questo test può essere utilizzato non tanto per assegnare punteggi (né, per i ricercatori interessati, ha una validazione psico-sometrica ad oggi), ma può costituire uno spunto utile di discussione a casa, in aula, o anche un monitoraggio del proprio “stato di salute” finanziaria nel tempo.

Lo trovate a questo link https://www.consumerfinance.gov/consumer-tools/financial-well-being/
Per avere i punteggi, compilate il questionario dal link riportato qui sopra, indicate la vostra età e otterrete il punteggio.

Buona compilazione!

 

Note

[1] Es, Sorgente A., Lanz M., (2017), Emerging Adults’ Financial Well-being: A Scoping Review ,  in «Adolescent Research Review», doi:10.1007/s40894-016-0052-x, pp. pp 1-38.

[2] La ricerca del Consumer Financial Protecton Bureau ha esaminato le opinioni di un panel di esperti e quelle di un campione di consumatori di età e status-occupazionale diversi (includendo pensionati) attraverso interviste periodiche interviste faccia a faccia, insieme ad una vasta rassegna della letteratura scientifica (i dettagli della ricerca sono disponibili su https://www.consumerfinance.gov/data-research/research-reports/financial-well-being/).

[3] Si vedano i report pubblicati dall’associazione Child & Youth Finance International (CYFI), tra cui : https://issuu.com/childfinanceinternational/docs/beyond-the-promotional-piggybank/1?e=7128000/2519426 e https://issuu.com/childfinanceinternational/docs/cyfi-financial-inclusion-landscape/1?e=7128000/37817487

[4] Ci riferiamo a un principio ben noto nella letteratura sociologica e della psicologia sociale, che afferma che il comportamento umano è funzione sia della persona, sia della situazione in cui un’azione è compiuta (o non compiuta). Cfr ad esempio:  Ross, Lee and Richard E. Nisbett., 1991, The person and the situation: Perspectives of social psychology. New York, NY: McGraw-Hill Book Company; Campbell, C. (2009). Distinguishing the Power of Agency from Agentic Power: A Note on Weber and the “Black Box” of Personal Agency, in “Sociological Theory”, 27(4), pp. 407-418.