Educazione finanziaria: “spread” cos’è e come si calcola

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Affrontiamo con un approfondimento di educazione finanziaria un concetto di cui abbiamo sentito spesso parlare, soprattutto nei momenti di difficoltà finanziaria del nostro Paese: lo spread, ma cosa significa esattamente?

Dal punto di vista economico lo spread è un numero indicante una differenza percentuale e in ambito finanziario può significare molte cose. Nella pratica comune, però, esprime la differenza tra due tassi di interesse: quelli sui titoli pubblici (di cui esistono svariate tipologie).

Lo spread tanto temuto nei momenti di tensione finanziaria, è per l’appunto la differenza tra il rendimento di due obbligazioni emesse dal governo tedesco e da quello italiano. Parleremo allora di Bund e BTP, che sono entrambi titoli di Stato.  Il Bund è un titolo a tasso fisso emesso dalla Germania, mentre il BTP è il buono del tesoro poliennale a tasso fisso di emissione dello Stato italiano, con durata variabile dai 3 ai 30 anni. Bund e BTP vengono emessi dai governi per ottenere liquidità, attraverso l’acquisto delle obbligazioni da parte dei cittadini, che li recupererà con gli interessi dopo un certo periodo di tempo.

In termini di educazione finanziaria è importante sottolineare che i titoli di Stato hanno normalmente un interesse basso: se accade che un Governo paghi un interesse alto al cittadino che acquista le obbligazioni sarà un segnale, nonostante la contraria apparenza di vantaggio, di minore affidabilità.

Questo perchè i suddetti titoli saranno considerati rischiosi dagli investitori, che terranno conto anche del possibile fallimento e quindi della possibile perdita del denaro investito.

Per tale ragione normalmente l’aumento dello spread è un segale che desta preoccupazione per l’economia di un Paese. Lo spread viene dunque considerato una sorta di spia della capacità di un Paese di rendere i prestiti ottenuti: i numerosi debiti del Governo italiano, ad esempio, sono rappresentati per la maggior parte da titoli di Stato che sono stati emessi a fronte di soldi prestati da altri Paesi, banche o cittadini.

Ai fini dell’educazione finanziaria è utile approfondire inoltre la sua modalità di calcolo. Misurato in “punti base” (ognuno dei quali equivale allo 0,01%), lo spread costituisce, in definitiva, quello spazio esistente tra i tassi sui titoli pubblici dei Paesi considerati in esame ed è un importante indice della stabilità economica di uno Stato inserita nell’ambito di un’analisi internazionale.

Poiché, però, in effetti esso indica genericamente la differenza tra due valori, il suo significato può cambiare in base ai contesti nei quali è applicato. Negli ultimi anni ha comunque assunto quasi esclusivamente la connotazione descritta, ovvero quella di differenziale tra i titoli di Stato decennali italiani (i BTP) e i Bund tedeschi.

Fino a qualche anno fa tutti gli Stati membri dell’Eurozona erano economicamente stabili. Nel 2008, poi, dopo il fallimento della Lehman Brothers e l’inizio di quella che divenne una crisi finanziaria internazionale, tale equilibrio cominciò a vacillare e lo spread, di conseguenza, a subire forti variazioni.

Parliamo di un valore dinamico, che si modifica continuamente in base alle variazioni di prezzo nelle sedute di Borsa: se si verifica una diminuzione del valore del BTP con un aumento del suo rendimento e contemporaneamente una rivalutazione del Bund, vi sarà un aumento dello spread fra i due titoli.