Cosa sono i fondi pensione?

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Quando parliamo di fondi pensione ci riferiamo ad una specifica tipologia di investimento che si pone come obiettivo quello di fornire al cittadino una forma di garanzia economica di cui usufruire al termine del proprio percorso lavorativo.

Considerando il fatto che il reddito percepito tramite la previdenza obbligatoria è sicuramente più esiguo rispetto a quello ottenuto negli ultimi anni del proprio lavoro, i fondi pensione si pongono come una possibile soluzione.

I fondi pensione sono strumenti finanziari che possiedono la capacità di generare, nel lungo periodo, profitti piuttosto rilevanti, ma che in quanto tali sono condizionati dal mercato e quindi non privi di rischi. Di fatto, essi operano trasformando le rendite in una forma di previdenza alternativa, che possa aggiungersi a quella sociale. Come quest’ultima, anche i fondi pensione potranno essere riscattati una volta che i requisiti stabiliti dalla legge siano stati raggiunti, a meno di condizioni speciali o necessità legate a situazioni di estrema gravità.

Ciò che distingue infatti questi particolari strumenti finanziari dalla pensione erogata dall’Inps è che essi consentono al suo titolare di avere per l’appunto la possibilità di usufruire, a certe condizioni, di riscatti o di anticipi. Oltre a questo, esiste poi la possibilità di far convogliare in un fondo pensione la propria liquidazione.
Tutto questo sistema viene definito “a capitalizzazione”: prevede cioè che i contributi versati dal risparmiatore vengano utilizzati per comprare a suo vantaggio attività finanziarie o reali. Gli investimenti realizzati hanno infatti lo scopo di accrescere i suoi profitti e di conseguenza la sua rendita futura.

Le diverse categorie di fondi pensione

Esistono due grandi categorie di fondi pensione: i Fondi Pensioni Chiusi (FPC), detti anche Fondi di Pensione Negoziali o di Categoria, che di solito sono promossi dai sindacati e finalizzati ad alcuni specifici gruppi di persone, la cui costituzione prevede un’associazione senza scopi di lucro, e i Fondi Pensione Aperti (FPA), che vengono invece gestiti dagli operatori finanziari che lavorano sul mercato in piena autonomia e che sono legati alle banche, Sim, società di gestione del risparmio e compagnie assicurative.

La tipologia “chiusa” viene realizzata tramite accordi collettivi e prevede il riconoscimento di un ruolo alle varie parti sociali, secondo un principio di democrazia rappresentativa.

La tipologia “aperta”, al contrario, origina essenzialmente dall’azione di chi per legge è abilitato a gestire i suddetti strumenti finanziari e di conseguenza effettuerà liberamente le scelte inerenti la gestione del fondo.

Esistono tre diversi momenti per la costituzione di un fondo pensione.

Il primo è legato al versamento dei contributi, che vengono accreditati. Il secondo prevede l’investimento della cifra totale (comprensiva degli interessi maturati) da parte di istituti bancari o soggetti comunque accreditati. Di solito le due fasi sono più o meno contestuali e si avvalgono del suddetto principio della capitalizzazione. Il titolare del fondo avrà un proprio conto e nel terzo momento, ovvero quello dell’erogazione, si vedrà pagare il dovuto. Questo potrà avvenire attraverso la creazione di una pensione vera e propria, oppure tramite la consegna del capitale accumulato, o ancora tramite una soluzione intermedia tra le due possibilità.

La ragione per la quale si sceglie di aderire ad un fondo pensione è senz’altro la prospettiva di un supporto economico ulteriore rispetto a quello previsto dalla pensione sociale. Un altro motivo è però quello del particolare regime fiscale cui esso è sottoposto: è previsto infatti, per legge, che i contributi versati a questo scopo in aggiunta al TFR possano essere deducibili fino ad una soglia di 5.164,57 euro, con l’applicazione di una ritenuta sulle prestazioni finali pari al 15%, che però  diminuirà ogni anno dello 0,3% in base a precisi criteri.

Possono scegliere di avvalersi di un fondo pensione i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che di quello privato, i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, ma anche i soci di cooperative che non abbiano la possibilità di usufruire di altri fondi di tipo aziendale o di categoria.

Regina Picozzi