I crediti deteriorati in Italia : si può fare qualcosa di più

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Alla fine del 2016 i crediti deteriorati delle banche italiane iscritti in bilancio al netto delle rettifiche di valore ammontavano a 173 miliardi di euro ( 9,4% dei prestiti complessivi ). Ma è importante sottolineare che di questi 173 miliardi 81 (il 4,4% dei prestiti) era rappresentato da sofferenze a fronte delle quali le banche detenevano garanzie per circa 130 miliardi , di cui oltre 90 di tipo reale . Ed è ancor più  confortante che il flusso dei nuovi crediti deteriorati nel primo trimestre di quest’anno si è attestato sui livelli precedenti la crisi finanziaria ( 2,4% del totale dei finanziamenti ) .

Nel soffermarsi su questo tema specifico fondamentale per capire la reale possibilità di miglioramenti gestionali delle banche e  di come far affluire nuove risorse all’economia sana , il Governatore Visco nelle sue ultime Considerazioni Finali sottolineava che , anche a seguito di nuove proposte portate avanti dalle Istituzioni Europee , si è recentemente aperto uno spiraglio per una rivisitazione della possibilità di dare vita a una bad bank.  Esprimendo  ancora una volta , come già avvenuto in passato , un parere favorevole sulla bad bank pubblica , il Governatore Visco subordinava , però il proprio orientamento favorevole all’adempimento di tre condizioni fondamentali : 1) un prezzo di trasferimento degli attivi non distante dal loro reale valore economico ; 2) un’adesione volontaria da parte degli intermediari interessati allo schema; 3) una definizione ex ante delle caratteristiche dei piani di ristrutturazione delle banche partecipanti.  A queste tre condizioni va poi aggiunta una quarta di natura temporale , legata cioè  alla necessità di fare chiarezza in tempi brevi sulla praticabilità della strada delineata dalla Istituzioni Europee per liberare rapidamente il campo da incertezze e dubbi interpretativi   .

Ciò premesso , vale la pena di ricordare alcune indicazioni fornite dal Governatore sempre in quell’occasione e successivamente riconfermate nell’ultima Assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana , trovando l’autorevole riscontro positivo nelle parole del suo Presidente Patuelli . Indicazioni  particolarmente preziose nell’ottica di un miglioramento della gestione di questi crediti . Innanzitutto , la sottolineatura di tre aspetti determinanti legati alla nostra realtà nazionale : i tempi di recupero dei crediti nel nostro Paese , sicuramente eccessivi rispetto a quelli registrati in altre realtà , confermano la necessità di un miglioramento decisivo dell’efficienza  della giustizia civile in Italia ; l’effettivo utilizzo da parte delle banche degli strumenti stragiudiziali già disponibili ; la disponibilità di informazioni adeguate e tempestive in materia di crediti deteriorati attraverso un’auspicabile armonizzazione delle rilevazioni a livello europeo con benefiche conseguenze sui prezzi e sulla rapidità delle transazioni .

Quanto alle indicazioni di merito il documento ( a cui la Banca d’Italia ha fornito il suo contributo determinante ) emanato lo scorso marzo dal Single Supervisory Mechanism di Francoforte  ribadisce la necessità che gli intermediari cosiddetti significativi trattino questo aspetto in modo strategico .  In concreto , per Visco si tratta di  scegliere fra tre possibili opzioni operative  : la costituzione di unità di gestione separata e specializzata all’interno delle banche ; il ricorso a gestori esterni ; la vendita di portafogli sul mercato .

Dunque si può fare meglio e di più per una migliore gestione dei crediti deteriorati e per una liberazione delle risorse da destinare all’economia , lo affermano da Francoforte e lo confermano da Roma . Va in questa direzione la preannunciata estensione delle linee guida alle banche direttamente vigilate da Via Nazionale ; con l’obiettivo di avviare anche in questo caso una gestione degli attivi deteriorati che rifugga da politiche generalizzate di vendita che , come è stato opportunamente sottolineato , si traducono in un “ trasferimento di risorse dalle banche italiane a pochi investitori specializzati “ .