Debito pubblico: cos’è e come funziona

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Debito pubblico: se ne parla spesso ma di cosa si tratta, esattamente?

E’ la somma di tutte le attività finanziarie in passivo delle Pubbliche Amministrazioni, relativamente ai rapporti monetari con i creditori. In concreto banconote e monete, prestiti, depositi e titoli di Stato. Questi ultimi sono obbligazioni emesse dal Tesoro, che possono avere una durata variabile da 3 mesi a 30 anni, un rendimento fisso o variabile, ed essere con cedola oppure senza. Da soli costituiscono l’85% del debito pubblico totale. I debiti di tipo commerciale, ovvero quanto dovuto ai fornitori in cambio di beni o servizi, non rientrano invece nel cosiddetto debito pubblico. Esso viene misurato in base alla valuta del Paese di riferimento, anche se tale grandezza viene valutata percentualmente in rapporto al prodotto interno lordo: questo significa che una determinata cifra potrà rappresentare un debito rilevante per uno Stato che detiene un certo Pil e al contempo essere completamente gestibile per un altro che abbia un Pil di doppio valore.

Ciò si dimostrerà utile per poter effettuare una valutazione in termini di sostenibilità. Quando infatti il governo di un Paese dimostra di essere in grado di affrontare (anche nel tempo) il pagamento degli interessi maturati e di conseguenza di rimborsare le quote di capitale in scadenza o di sostituirle con titoli nuovi, allora il debito viene definito “sostenibile”.

La crescita o la diminuzione della spesa relativa agli interessi sono legate all’ammontare del debito e all’andamento dei tassi di interesse all’interno dei mercati internazionali.

Nel caso del nostro Paese, le passività di natura finanziaria sono quasi sempre titoli obbligazionari di Stato e di Enti Locali, conti correnti presso la Tesoreria dello Stato, prestiti e mutui speciali da parte di banche e società finanziarie, buoni fruttiferi e depositi postali del Ministero del Tesoro.

La ragione del notevole aumento del rapporto debito pubblico/Pil riscontrata negli ultimi anni fonda le sue radici nel fatto che una grande porzione del debito, in termini assoluti, dipenda dall’appoggio di natura finanziaria che l’Italia ha dato agli altri Stati europei, sia che si trattasse di aiuti diretti (come nei confronti della Grecia) sia che avvenisse tramite la partecipazione ai fondi europei: l’impegno economico è passato da 13,2 miliardi (nel 2011) a 58,2 miliardi a fine 2015, dopo aver superato i 60 nel 2014. La crescita del rapporto debito pubblico/Pil è poi legata, soprattutto, alla rilevante flessione del prodotto interno lordo stesso, che a sua volta dipende dalla recessione e dalla conseguente crescita a rilento. Così come dal netto azzeramento dell’inflazione avvenuto a partire dal 2014. Spesso, erroneamente, si utilizzano in modo simile i termini “debito pubblico” e “deficit pubblico”, mentre nella realtà con quest’ultimo si definisce la differenza annuale tra entrate e spese statali, che non si aggiunge al debito pubblico.

Approfondisci: http://orizzonti.tv/episodi/debito-pubblico-significato-e-peso