Decennio nero per artigiani ed esercenti: chiuse 178 mila imprese e 29 mila negozi

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Si parla di un vero e proprio “decennio neroper gli artigiani e gli esercenti, che nel nostro Paese, colpito dalla crisi economica e parallelamente sempre più incluso nelle trasformazioni inerenti le abitudini di vita dei suoi cittadini, hanno pagato un prezzo davvero molto alto.

Dal 2009 hanno chiuso oltre 178 mila imprese artigiane

Da settembre 2009 ad oggi si calcola infatti una perdita di ben 178.500 imprese artigiane e 29.500 esercizi al dettaglio.
Calzolai, barbieri, arrotini, corniciai, cordai; cerai (ovvero produttori di lumini, torce e candele attraverso l’utilizzo della cera) , cocciai, guantai; materassai, sarti, ombrellai, casari (addetti alla lavorazione, preparazione e conservazione dei latticini), sellai, maniscalschi e svariati altri mestieri della tradizione artigiana italiana si sono ritrovati ad essere vittime sia delle difficoltà finanziarie globali che dei profondi cambiamenti assorbiti dalla società, ovvero sia dalla riduzione dei consumi che dall’introduzione massiccia della tecnologia nelle abitudini delle persone.

Secondo l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre C.G.I.A. si tratta di una vera e propria “emorragia” delle imprese artigiane, considerando che solo in un anno, ovvero tra il 2017 e il 2018, il loro numero si è ridotto dell’1,2 %, che corrisponde ad oltre 16 mila attività, per un totale in 10 anni davvero preoccupante e che non ha registrato alcuna soluzione di continuità nel corso della sua intera durata.

Il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, sostiene che già dal 2007, anno pre-crisi, al 2018 “il valore delle vendite al dettaglio nei negozi di vicinato sia crollato del 14,5%” mentre nella grande distribuzione è salito del 6,4%.

Decennio nero per artigiani ed esercenti: quali sono le ragioni?

A fronte di un aumento costante delle vendite nei grandi magazzini, nei supermercati o nei discount, la diminuzione di profitti nei piccoli negozi e nelle cosiddette “botteghe” non si è mai arrestata.
Certamente una delle ragioni è l’evidente “contrazione” cui in assoluto sono stati sottoposti i consumi delle famiglie, ma la riduzione del loro potere di acquisto non è e non può essere l’unica ragione.

Le piccole attività artigiani ed i negozianti non possono infatti competere con la forza economica e di marketing dei grandi centri commerciali o delle piattaforme per le vendite in rete. E mentre ci abituiamo, spesso senza neppure accorgercene, a fare a meno di loro, le botteghe artigiane mettono fine ad attività storiche, privandoci di conoscenze uniche e di una cultura che difficilmente si potrà recuperare, mentre il territorio ed il substrato sociale necessariamente si impoveriscono.

 

Regina Picozzi