L’ economia americana dopo l’ascesa di Trump

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Perché l’ economia americana è così importante?

L’ economia americana rappresenta, da sempre, una sorta di ago della bilancia per l’intera economia del pianeta e quella degli Stati Uniti d’America, nello specifico, è la più grande del mondo per valore aggiunto, con un PIL (prodotto interno lordo) che solo nel 2007 era pari a 14.260 miliardi di dollari.

La sua forza nasce dai settori del terziario (dalle banche alle assicurazioni, dai trasporti all’ editoria, al commercio, all’ intrattenimento) e dell’industria, in particolare quella delle armi, del petrolio, dell’elettronica e delle auto, nonché dell’aerospazio e dell’informatica. Nonostante ciò, e nonostante l’esiguo numero di personale addetto, anche il settore primario legato alla produzione di cereali e soia e alla zootecnica esercita un peso di una certa rilevanza nell’ economia interna.

Altro elemento da non sottovalutare è il fatto che il dollaro statunitense rappresenti la valuta monetaria di riferimento a livello internazionale, nonché la valuta nazionale scelta da svariati Paesi ed utilizzata per la quotazione di molte materie prime. La conseguenza, naturalmente, è che gli Stati Uniti possiedono un’effettiva maggiore libertà nell’utilizzo degli strumenti della politica monetaria necessaria a mantenere una propria stabilità.

Quello di trasferirsi a vivere oltreoceano e in particolare negli Stati Uniti, d’altra parte, rimane di fatto il sogno di molti (giovani e non solo). Il desiderio, almeno per quanto riguarda noi italiani e buona parte degli europei, nasce sicuramente da una condizione di prolungata stasi in termini di opportunità professionali e finanziarie. Ci si chiede, allora, quale sia attualmente la situazione in America, soprattutto dopo l’ascesa al potere di Donald Trump.

Da fonti ufficiali sappiamo che solo nel mese di giugno scorso l’economia degli Stati Uniti ha prodotto ben 222mila nuovi posti di lavoro, con un netto rialzo dei dati relativi ai mesi di aprile e maggio scorsi. Sappiamo anche che la paga oraria media ha subito un aumento dello 0,2%, attestandosi sui 26,25 dollari (una crescita pari al 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2016).

Parliamo di un Paese la cui settimana lavorativa, mediamente, è salita a 34,5 ore (ovvero dello 0,1% rispetto al mese di maggio 2017).

Le prospettive della FED

Alti dirigenti della FED (parliamo del Federal Reserve System, conosciuta anche come Federal Reserve e, più semplicemente, come FED, che è la banca centrale degli Stati Uniti d’America) riferiscono un generale ottimismo rispetto al futuro dell’economia americana, la cui crescita continua ad assestarsi in modo moderato ma costante. Benché le stime, con un rialzo del 2,2%, siano ben lontane dalla percentuale del 4-5% promessa da Trump, la disoccupazione è scesa ai livelli più bassi degli ultimi 16 anni, ovvero al 4,3%, con un’inflazione al di sotto del 2% che, sempre secondo la FED, dovrebbe stabilizzarsi a breve. E’ stato dichiarato che la FED comincerà a normalizzare il suo bilancio, che attualmente si aggira attorno ai 4.500 miliardi di dollari.

La FED, di fatto, corrisponde alla nostra Banca Centrale Europea. E’ un’istituzione risalente al 1913, divenuta poi operativa tre anni dopo. Benché nata come struttura autonoma del governo, persegue obiettivi pubblici avvalendosi anche del contributo di privati.

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