Economia in Cina: come cambierà nel 2020 e come influenzerà l’Italia?

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Dal punto di vista economico la Cina resta, non c’è che dire, un’osservata speciale.

In qualità di una delle principali potenze finanziarie mondiali, con un imponente mercato interno, è infatti da tempo sotto i riflettori internazionali per via del costante rallentamento da cui risulta caratterizzata la sua economia.

Cosa è accaduto nel 2019 e cosa sta accadendo ora

Nel 2019 il settore legato all’industria cinese si è dovuto confrontare con una domanda piuttosto debole e cali del 2,1% nei profitti delle imprese private, nonché flussi di cassa aziendali in veloce deterioramento. Meno ordini, società indebitate e richieste di finanziamenti che hanno raggiunto i massimi storici nei quattro maggiori settori di attività: produzione, servizi, proprietà e vendita al dettaglio. Sempre più aziende si sono ritrovate a rischio di default, mentre si sono accresciuti, inevitabilmente, anche i cosiddetti prestiti ombra, i più pericolosi perché non sottoposti a controllo.

A seguito delle attente analisi condotte sui dati provenienti da Pechino, si teme dunque che il 2020 possa configurarsi come un anno di grandi incertezze per il mercato interno cinese e, di conseguenza, per quello mondiale, nonostante le rassicurazioni del Direttore dell’Ufficio Nazionale di Statistica Cinese Ning Jizhe, che ha definito “normali” le fluttuazioni evidenziate e ha precisato che il governo non sta puntando a tutti i costi a un’elevata crescita economica.

In che modo l’economia cinese influenzerà l’Italia e il mondo

Sappiamo che la Cina copre da sola circa il 3% dell’export italiano (nonché il 6,7% di quello della Germania). Se non si verificasse una sua reale ripresa economica, la potenza asiatica potrebbe quindi rappresentare una grave minaccia sia per l’Italia che per l’intero mercato mondiale, a causa dell’insolvenza delle sue imprese.

Il maggior pericolo proviene infatti dal debito delle sue società private, che nel 2019 è aumentato a ritmi di crescita elevatissimi: l’inasprimento delle condizioni di credito che la Cina ha messo in atto proprio per fronteggiare il rallentamento dell’economia ha contribuito a peggiorare la condizione debitoria delle imprese sul territorio. In particolare, ad avere maggior difficoltà sono state le aziende private, in forte affanno anche nel reperimento di prestiti.

In una condizione come questa, con società in crisi e prive di liquidità, la Cina non potrebbe di conseguenza riavviare l’enorme contenitore di domanda/offerta che il suo mercato rappresenta per l’Italia, l’Europa e il mondo intero.

Timidi segnali di ripresa

Nonostante i numerosi fattori di rischio che permangono nello scenario politico ed economico mondiale, il Fondo Monetario Internazionale ha di recente comunicato una previsione di ripresa economica generale per il 2020 di un +3,3%: un segnale decisamente rassicurante dopo la discesa sotto il 3% registrata solo lo scorso anno.

Del resto la prima fase dell’accordo commerciale stipulato tra Cina e Stati Uniti consente di stimare in modo più positivo la crescita dell’economia asiatica per l’anno in corso, che si ritiene possa arrivare ad un +6%, mentre per il nostro Paese si prevede un recupero del +0,5%: una crescita, seppure minima, rispetto al 2019.

 

Regina Picozzi