Economia, lavoro a chiamata: di cosa parliamo esattamente?

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Cosa intendiamo oggi per lavoro a chiamata e perché è diventato importante.

Sappiamo che a partire da gennaio 2018 la misura che prevede l’abolizione dei voucher sarà resa effettiva. Ecco allora che il lavoro a chiamata potrà risultare importante per tutti coloro che avranno bisogno di un contratto di lavoro di tipo occasionale.

Quando parliamo di lavoro a chiamata facciamo riferimento ad una tipologia di contratto definito “ad intermittenza” (il cosiddetto “Job on call”, per l’appunto), che venne introdotto con la legge Biagi (articoli 33 e 40 del D.Lgs. n° 276/2003) con lo scopo di fornire una regolamentazione al lavoro che veniva definito a fattura ed offrire una maggiore possibilità di inserimento nel mercato. Successivamente esso andò incontro ad aggiustamenti con il Jobs Act e la riforma voluta da Renzi.

Il contratto a chiamata può assumere la forma di tempo determinato o quella di tempo indeterminato.

È un contratto che risponde alla necessità di utilizzare un lavoratore per prestazioni con una frequenza non predeterminabile, permettendo al datore di lavoro di servirsi dell’attività del lavoratore, chiamandolo all’occorrenza. Sono spesso assunti con questa tipologia contrattuale i lavoratori dello spettacolo, receptionist, i guardiani, etc.

La differenti forme di lavoro a chiamata

In ogni caso esso può essere di due tipi: il primo comporta l’obbligo, per chi ne usufruisce, di rendersi disponibile nei confronti di chi stipula il contratto stesso nei suoi riguardi per il tempo previsto dalla “chiamata”, ovvero dando garanzia della propria prestazione in caso di bisogno. Chi stipula il contratto, d’altra parte, deve corrispondere al soggetto un’indennità di disponibilità (che viene stabilita dai contratti collettivi e corrisponde ad una percentuale di almeno il 20% del compenso mensile). Il secondo tipo, al contrario, prevede che in assenza della garanzia di disponibilità da parte del lavoratore il datore di lavoro non sia obbligato a corrispondere tale indennità.

Tale forma contrattuale può venire redatta da qualsiasi tipo di lavoratore o impresa, tranne da quelle che non siano in regola con la valutazione dei rischi prevista dalla legge sulla sicurezza (D.Lgs. n°626/1994) e tranne da chi appartenesse alla Pubblica Amministrazione. Un singolo individuo ha la possibilità di stipulare anche più di un contratto a chiamata: l’importante è che gli incarichi previsti non mostrino tra loro incompatibilità e che il lavoro venga realizzato nel rispetto dei limiti sul riposo settimanale obbligatorio.

Non è consentito da parte delle aziende, invece, utilizzare questa forma contrattuale per porre rimedio all’assenza eventuale di lavoratori in sciopero o in cassa integrazione.

Con uno stesso datore di lavoro, per legge, un contratto a chiamata può durare per un periodo che non superi le 400 giornate nello spazio di tre anni solari, con l’eccezione di alcuni settori: quello turistico, quello dello spettacolo e quello dei pubblici esercizi. Qualora tale limite temporale venisse superato, il rapporto di lavoro si trasformerebbe automaticamente in un lavoro a tempo pieno e determinato.

Esiste una serie di norme di applicazione cui far riferimento, stabilite dalla Contrattazione Collettiva Nazionale (CCNL), in base alle quali tale forma di contratto potrà venire usata in certi specifici periodi piuttosto che in altri, o per settori differenti rispetto a quelli menzionati nella normativa vigente.