Economia, l’OPEC: cos’è e chi ne fa parte

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Cos’è l’ Opec

Con l’acronimo inglese di OPEC (Organisation of Petroleum Exporting Countries) si fa riferimento all’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Ne fanno parte, di conseguenza, le maggiori nazioni produttrici di petrolio a livello internazionale.

Il suo scopo, sin dall’origine della sua costituzione, è però non soltanto quello di coordinare e gestire la politica petrolifera, ma anche quello di organizzare una condivisione di aiuti, sia di natura economica che più prettamente tecnica.

Storia dell’ Opec

Fondata nel 1960 ed inizialmente formata da 5 Paesi, ovvero Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela, oggi ne comprende 14. I successivi si sono aggiunti nel tempo: il Qatar nel 1961, l’Indonesia nel 1962, la Libia nel 1962, gli Emirati Arabi Uniti nel 1967, l’Algeria nel 1969, la Nigeria nel 1971, l’Ecuador nel 1973, il Gabon nel 1975. L’ultimo Paese ad essere entrato a far parte dell’OPEC, nel gennaio del 2007, è stata l’Angola. Due anni dopo ci fu invece l’uscita dall’organizzazione dell’Indonesia, che pur essendo uno dei Paesi fondatori era ormai divenuta un importatore netto di petrolio e quindi non era più nella condizione di soddisfare le sue stesse quote di produzione. Per la stessa ragione il Gabon, che vi era entrato nel 1975, ne uscì poi vent’anni più tardi. Entrambi vi sono rientrati, rispettivamente, nel 2015 e nel 2016.

Obiettivi dell’ Opec

I Paesi che costituiscono l’organizzazione si sono associati formando un cartello economico sul prezzo del petrolio e ponendosi come garanti del mantenimento della sua stabilità, per evitare che si verifichino brusche fluttuazioni in grado di determinare problemi ai Paesi produttori. Tra gli altri obiettivi, poi, hanno anche quello di fornire una giusta “remunerazione del capitale” agli investitori di settore.

La loro unione ha il potere di negoziare con le compagnie petrolifere vari aspetti inerenti i costi, la produzione e le concessioni. Attualmente la sede ufficiale OPEC si trova a Vienna, dopo essere stata a Ginevra, in Svizzera, dal momento della sua creazione fino al 1965.

L’origine dell’OPEC è da ricercarsi nel tentativo di contrastare il predominio economico che, fin dagli anni ’20, esercitavano le famose “sette sorelle” descritte da Enrico Mattei. Parliamo delle grandi potenze, soprattutto anglo-americane, che controllavano in maniera quasi totale la produzione di petrolio, in tutti i suoi passaggi (bacini di riserve, estrazione, raffinazione e vendita). Di fatto, esse arrivarono a gestire in modo unilaterale le quote di estrazione, imponendo spesso che queste fossero inferiori rispetto alla capacità massima dei Paesi produttori, che di conseguenza ci rimettevano.

Oggi ben il 78% delle riserve accertate di petrolio al mondo, nonché la metà di quelle di gas naturale, sono invece sotto il controllo dei membri dell’ OPEC, che in tal modo sono divenuti fornitori di circa 4 decimi della produzione complessiva di petrolio e di quasi 2 quinti di quella che deriva da gas naturale.

L’operato dell’organizzazione influenza, naturalmente, molte scelte e svariati equilibri a livello internazionale, basti pensare che quando negli anni ’70 si rifiutò di spedire petrolio in Occidente, accusato di aver dato sostegno ad Israele nella guerra del Kippur contro l’Egitto e la Siria, si verificò un aumento di prezzi del greggio addirittura del 70%.    

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