Enrico Mattei, un rivoluzionario del dopoguerra italiano

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Un uomo coraggioso, un partigiano, uno spirito libero e intraprendente che per questo divenne “scomodo” a molti. Enrico Mattei fu il fautore di una fenomenale intuizione economica, proprio quando il nostro Paese ne aveva più bisogno, uscito distrutto dalla seconda guerra mondiale e finanziariamente bloccato.

Tutto iniziò da un sospetto, da un’intuizione.

Quando, nel ’45, il Comitato di Liberazione Nazionale lo nominò commissario liquidatore dell’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli, il cui compito istituzionale era la ricerca del petrolio in Italia e all’estero), Mattei non era un grande esperto del settore. Si era occupato di oli e solventi industriali, ma era più che altro un partigiano e un imprenditore. In fabbrica conobbe Zanmatti, ingegnere storico dell’azienda e suo predecessore, che inizialmente volle tenere a distanza considerandolo un simpatizzante della Germania. Zanmatti, per dimostrargli di non aver mai collaborato con i tedeschi, gli rivelò allora la notizia del ritrovamento, da parte dell’Agip, di un grande giacimento di metano e di un giacimento di petrolio a Caviaga, nel Lodigiano, sottolineando di aver tenuto nascosta la scoperta proprio per non farla arrivare nelle mani sbagliate. Mattei verificò l’esistenza del pozzo, scoprendo a sua volta che esso fosse divenuto punto di riferimento per i partigiani accordatisi con i contadini durante la resistenza, ma soprattutto cominciò a chiedersi come mai gli americani premessero tanto per far chiudere l’azienda Agip. E la risposta fu accompagnata immediatamente da una scelta, piena di coraggio: mettersi contro i giganti del mercato degli idrocarburi pur di permettere all’Italia di risorgere, di trasformarsi da un Paese puramente agricolo in uno Stato con nuove base industriali, solide e competitive. Perché Mattei ci credeva. Credeva fortemente che l’Italia dovesse investire su qualcosa che la portasse ad essere un’impresa nazionale in grado di competere con l’estero.

E questo “qualcosa” era proprio il metano.

Ignorando le direttive dategli e seguendo il proprio istinto, Mattei raddoppiò la perforazione dei pozzi, incrementò  la ricerca mineraria in Val Padana, muovendosi nel contempo in ambito governativo per selezionare i giusti legami da stringere.

Fondò l’Eni e il giorno stesso si dimise dalla carica di deputato, incrementando, nel tempo, la sua ricerca all’estero di gas e petrolio da raffinare. L’Italia, riuscendo velocemente ad approvvigionarsi a costi vantaggiosi, costruì così una rete di relazioni tra grandi imprese che portò alla realizzazione di un collegamento prezioso tra il nord e il sud del Paese, anche grazie alla nascita del percorso fisico di unione rappresentato dall’Autostrada del Sole.

Mattei fornì all’Italia l’idea che diede il via al grande boom economico degli anni ’50, spezzando il monopolio delle sette principali compagnie petrolifere del tempo, che egli ribattezzò le “sette sorelle”. Nel ’62 l’aereo su cui viaggiava precipitò alle porte di Milano. Inutile aggiungere che il caso venne insabbiato. In un modo o nell’altro, di lui qualcuno doveva liberarsi.

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