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Paolo Mieli ci racconta l’Avvocato, così dai più chiamato pur non avendo mai esercitato la professione forense. Lo definisce il più grande industriale italiano del ‘900. Un “principe” che, pur ereditando dalla famiglia una posizione di assoluto rilievo, si scontra da giovanissimo con il dolore legato alla perdita precoce dei genitori e del nonno. La crescita all’ombra di Vittorio Valletta – l’allora amministratore delegato Fiat – la dolce vita negli anni ’50 prima di diventare Presidente della Fiat nel 1966, le vertenze degli anni 70 e la marcia dei quarantamila, il rapporto defilato con la politica.

Famiglia

Gianni Agnelli nasce da una famiglia importante da cui eredita una delle principali aziende italiane. Le vicende familiari però lo “condannano” da giovanissimo al suo destino: essere al comando. Aveva quattordici anni quando perse il padre per un incidente aereo e ventiquattro quando perse prematuramente anche la madre e il nonno. Da subito dunque dovette assumersi la responsabilità del comando, di un azienda. Di una famiglia pesante. Queste vicende contribuiranno in maniera decisiva a formare il carattere dell’Avvocato.

Stati Uniti

Dopo la morte del nonno Agnelli decide di lasciare alla guida della Fiat Vittorio Valletta, fino al 1966 quando prese in prima persona il comando. Durante quegli anni si dedica alla ‘Dolce Vita’ e ai viaggi, soprattutto negli Stati Uniti. Paese con cui Agnelli ha sempre avuto un rapporto molto stretto; già il nonno subito dopo gli studi lo aveva mandato in America per osservare sul campo le grandi industrie automobilistiche d’oltre oceano. Gli Stati Uniti erano peraltro il Paese natale della mamma Virginia e, dunque, un’importante sfera d’influenza sulla straordinaria personalità dell’Avvocato.

Politica

Una dimensione molto importante della vita di Gianni Agnelli sarà, pur non prendendone parte direttamente, la politica. A parte la nomina a Senatore a vita concessa dal Presidente Cossiga, l’Avvocato non ebbe mai un ruolo di primo piano nella sfera pubblica. Se non in un momento, a metà degli anni ’70 ebbe la tentazione di entrare in politica al fianco di Ugo La Malfa, suo grande amico ed estimatore. Un pensiero che rimase sino alla candidatura del fratello Umberto, che lo indusse naturalmente a farsi da parte. Destino della sorte entrerà poi in politica fra le fila dei Repubblicani di La Malfa, sua sorella Susanna che divenne successivamente Ministro della Repubblica.

La marcia dei quarantamila

Non solo successi alla guida del gruppo Fiat, arrivarono anche momenti di crisi. Negli anni ’70 furono chiamati capitali libici e scoppiarono rivolte operaie e addirittura la chiusura dell’azienda per 35 giorni. La stessa Toro arrivò a ribellarsi, nel 1980, con una marcia, detta poi “dei quarantamila” pensata dal nuovo Amministratore Delegato cesare Romiti e che segnò la riscossa della Torino operosa rispetto alle forti tensioni che l’avevano preceduta.

Intervento di:

Paolo Mieli

Giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato giornalista all’“Espresso”, poi a “Repubblica” e alla “Stampa”, di cui è stato anche direttore. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 ha diretto il “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri per Rizzoli, Le storie, la storia (1999), Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002) e I conti con la storia (2013), vincitore del premio Città delle rose e del premio Pavese.