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Paolo Mieli ci racconta la figura di Giuseppe di Vittorio. Dal Patto di Roma fino alla Rottura Sindacale, i suoi rapporti con i leaders mondiali e i fatti che colpirono l’Ungheria nel 1956.
L’affermazione del valore sociale e culturale del lavoro, il principio che ha sempre ispirato e accompagnato l’azione sindacale di Di Vittorio; l’autonomia, la democrazia e l’unità del sindacato sono stati i suoi principali obiettivi.
Pur vivendo una stagione assai difficile, segnata da tensioni ideologiche stridenti legate al sottile equilibrio bipolare della guerra fredda, Di Vittorio lavorò sempre per l’unità di tutti i lavoratori, dalla quale faceva derivare anche l’unità sindacale; a suo avviso, solo in questo modo sarebbe stato possibile difendere l’interesse generale della classe lavoratrice, lottando efficacemente per la sua emancipazione.

Rottura Sindacale

A luglio del 1948 ci fu l’attentato a Palmiro Togliatti e Giuseppe Di Vittorio dichiara lo sciopero generale. Si crea una lacerazione tra i sindacalisti cattolici e laici e i sindacalisti comunisti e socialisti. Fu una scelta precipitosa che mandò in frantumi il Patto di Roma con la conseguente Rottura Sindacale

Leaders mondiali

Il 1953 è un anno molto importante nella vita dei comunisti e Di Vittorio, che viene nominato leaders della Federazione sindacale mondiale comunista. Nello stesso anno a marzo muore Stalin e cominciano le crisi di coscienza sia nei sindacati che nel partito. Si inizia a capire che tempi monolitici com’erano stati quelli di Stalin non torneranno più.

Ungheria

Il 1956 è un anno davvero drammatico per Giuseppe Di Vittorio che entra in crisi. Si tiene il 20° congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Kruscev denuncia i crimini di Stalin.
Il mondo è in subbuglio e ad Ottobre i carri armati sovietici reprimono una svolta riformista in Ungheria. Molti intellettuali comunisti gridano disdegno per quello che ha fatto l’Unione Sovietica, ma non il partito comunista italiano guidato da Palmiro Togliatti. Di Vittorio, a sorpresa, è tra coloro che protestano e fa votare al suo sindacato un comunicato di protesta, ma Palmiro Togliatti lo costringe a rimangiarselo. Quella notte si narra che Giuseppe Di Vittorio pianse, dopo anni di lotte fu la prima volta che dovette piegarsi e forse in quel pianto era contenuto un anticipo della morte che lo colse l’anno successivo

Intervento di:

Paolo Mieli

Giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato giornalista all’“Espresso”, poi a “Repubblica” e alla “Stampa”, di cui è stato anche direttore. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 ha diretto il “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri per Rizzoli, Le storie, la storia (1999), Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002) e I conti con la storia (2013), vincitore del premio Città delle rose e del premio Pavese.