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Glossario:

Mutui subprime

Mutui o prestiti concessi a clienti definiti ad alto rischio. Sono chiamati subprime perché hanno, a causa delle loro caratteristiche e rischi, una qualità non primaria, ossia inferiore a quella dei debiti primari (prime), che sono invece erogati a soggetti con una storia creditizia e garanzie sufficientemente affidabili (Vedi “Mutui subprime: alla radice della crisi”).

Fulmine a ciel sereno?

“I punti centrali del crack della Lehman Brothers – spiega Mieli – risiedono nel fatto che nessun economista lo previde e che le agenzie di rating fino a poche ore prima dicevano che l’istituto era sanissimo, cosa che apre dubbi sulla credibilità delle agenzie stesse”.

Prima e dopo la crisi della Lehman Brothers

Per Daniele Manca “prima del 2008 il mondo sembrava crescere in maniera illimitata, i soldi non sembravano un problema e bastava andare in banca per ottenere credito con facilità. Molto spesso però non capiamo che una banca non è soltanto un sistema che ruota intorno al prestito di denaro e investimento dello stesso; quando una banca fallisce, infatti, salta una vera e propria infrastruttura economica, e questo spiega perché gli Stati sono terrorizzati dall’idea di lasciar fallire le banche e perché molti sostengono oggi che quel fallimento non sarebbe dovuto avvenire. Non è solo una questione di numeri, perché quando una banca fallisce vengono frustrate anche le aspettative dei soggetti che ruotano intorno alle attività della banca stessa, con le prospettive sul futuro che diventano più plumbee. In questo senso si parla di prima e dopo: il crack ha portato il mondo a pensare che il sistema intorno al quale si era sviluppato fino al 2008 non era più possibile”.

Subprime e aspettative

“Ma c’è anche una questione tecnica da tenere in considerazione”, prosegue Manca: “Prima del 2008 molti matematici ed economisti pensavano che un rischio, se viene spezzettato in tanti frammenti diversi, può essere gestito meglio. Non era così. Pensiamo ai subprime (Vedi “Mutui subprime: alla radice della crisi”): pacchetti dove venivano infilati mutui, prestiti e strumenti finanziari complicati che servivano proprio a spezzettare il rischio. Ma la realtà è stata più forte dei numeri. Anche gli stessi prezzi: ci è stato detto che il mercato era razionale, finché non abbiamo scoperto che invece c’erano quotazioni gonfiate e in qualche caso artificialmente. Anche in questo senso le aspettative giocano un ruolo di primo piano nel mercato (Vedi “Finanza comportamentale”).

La leziona della Lehman Brothers

Cosa insegna dunque il crack della Lehman Brothers? Per Mieli “ribadisce che l’economia di mercato deve contemplare gli imprevisti negativi. Può accadere che aziende fino a ieri solidissime saltino per aria. Il mercato non deve essere condannato per questo, perché nonostante gli imprevisti esso garantisce una crescita che è indipendente dalle crisi, per quanto lunghe possano essere. Il mercato ha una sua virtù in sé, quella di riassorbire anche gli imprevisti negativi”.

Intervento di:

Paolo Mieli

Giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato giornalista all’“Espresso”, poi a “Repubblica” e alla “Stampa”, di cui è stato anche direttore. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 ha diretto il “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri per Rizzoli, Le storie, la storia (1999), Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002) e I conti con la storia (2013), vincitore del premio Città delle rose e del premio Pavese.