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Glossario:

Fondi comuni di investimento

Sono strumenti utilizzati per impiegare il risparmio nei mercati finanziari in forma diversificata. Insieme alle Sicav, appartengono alla categoria dei cosiddetti organismi di investimento collettivo del risparmio. Il risparmiatore affida nelle mani di professionisti la gestione del proprio denaro aprendo un ampio ventaglio di possibilità, ognuna delle quali corrisponde a un diverso rapporto tra rischio e rendimento. Vedi la puntata “Una rendita diversificando: i fondi comuni di investimento”

Previdenza complementare

L'insieme degli strumenti che garantiscono al lavoratore di accantonare una quota dei propri guadagni per garantirsi prestazioni pensionistiche che si aggiungono a quelle che saranno erogate dagli enti previdenziali obbligatori. Vedi “Previdenza complementare: la soluzione per la pensione?”

Cosa significa diversificare

Se volessimo tracciare un parallelo tra la diversificazione dei rischi in ottica di portafoglio finanziario e la saggezza popolare potremmo dire che la raccomandazione che meglio riassume certe dinamiche è quella di non mettere tutte le uova nello stesso paniere.

Il premio Nobel per l’economia Harry Markowitz fu il primo autore a inquadrare in termini teorici il tema della diversificazione di portafoglio; postulando l’esistenza di investitori razionali in contesti di mercato efficiente l’autore suggerì modalità per identificare in termini matematici le migliori combinazioni tra rischio e rendimento. L’obiettivo della diversificazione è ovviamente la ricerca della massimizzazione del rendimento su determinati livelli di rischio, riconoscendo che il rischio stesso è scindibile in due componenti: rischio sistematico e rischio specifico.

Rischio sistematico e rischio specifico

Il rischio sistematico è legato al mutare dell’economia e alle modificazioni dei mercati in generale, mentre il rischio specifico si collega alla variabilità dei prezzi delle singole attività finanziarie e all’andamento economico che riguarda singole società e singoli settori, quelli sui quali si investe.

Questa seconda specie è una componente di rischio che si può contenere e ridurre al minimo, appunto, attraverso la diversificazione, che può essere perseguita in due modalità. La prima, detta “semplice” consiste nell’inserimento nel portafoglio di un elevato numero di titoli; la seconda, detta “efficiente”, si basa su più complesse analisi statistiche.

Le correlazioni tra i titoli

La quantificazione del rischio dipende sia dalle rischiosità associate ai singoli titoli sia al grado di correlazione che si determina tra i rendimenti abbinati ai titoli stessi. Si dice che due titoli sono “correlati positivamente” quando tendono a oscillare in modo sincronizzato, quando presentano cioè fattori di rischio comuni che determinano risultati positivi o negativi allo stesso modo al trascorrere del tempo; se due titoli sono invece “correlati negativamente”, ed è questa la combinazione ideale per ottenere il massimo beneficio dalla diversificazione, significa che tenderanno a oscillare in modo asincrono.

Perché gli investitori privati e le famiglie possano ricevere il massimo beneficio da queste dinamiche dovranno affidarsi alla consulenza professionale di un intermediario abilitato, perché l’esame delle serie storiche e la conseguente valutazione delle ideali combinazioni tra rischi e rendimenti sono operazioni molto complesse.

Conclude Linguanti: “Pur essendo i rischi produttivi di risultati è giusto che alcune tipologie di rischio, quelle più grandi e difficili da gestire, siano contenuti attraverso strumenti come i fondi comuni di investimento o i fondi previdenziali (Vedi “Fondi comuni di investimento” e “Previdenza complementare”). Essi rappresentano in questo contesto le migliori opportunità di investimento per il risparmiatore privato e hanno proprio la diversificazione come una delle caratteristiche principali”.

Intervento di:

Eugenio Linguanti

Consulente

E’ laureato in Scienze Economiche e Bancarie all’Università di Siena; è stato professore a contratto di Funzioni Finanziarie all’Università di Viterbo ed cultore della materia in Tecnica di borsa, Tecnica bancaria e Gestione del rischio di credito all’Università di Siena; è autore di pubblicazioni sulla valutazione degli strumenti finanziari e sulla gestione di portafoglio; svolge da oltre 20 anni attività di formazione specialistica in area finanza per responsabili ed addetti del mondo bancario e finanziario; dal 1998 collabora con Accademia BCC (scuola nazionale di formazione del Credito Cooperativo) per la predisposizione di corsi e seminari in area finanza, credito e assicurazioni per responsabili e addetti delle BCC, delle Federazioni e delle società del GBI; è docente del Master Ateneo, programma di formazione manageriale per i quadri direttivi delle BCC; è amministratore responsabile di eXponential srl, società di formazione e consulenza bancaria.