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L’origine delle tontine

La finanza inclusiva non si riduce al microcredito e alla micro-finanza, perché le sue applicazioni sono moltissime, a partire dalla rosca (vedi “puntata dedicata”) e passando per le tontine. Si tratta di una pratica molto antica il cui nome deriva da quello del banchiere napoletano Lorenzo De Tonti, il quale nel 1650 propose al cardinale Mazzarino un’innovativa formula per salvare le casse dello stato: i cittadini potevano partecipare con una quota di capitale ricevendo una rendita vitalizia in cambio. Questa formula di finanza inclusiva è attuata in molti Paesi del mondo con diverse declinazioni e connotazioni particolari.

Le tontine in Togo

Per fare un esempio in Togo, Paese conosciuto a fondo da Marcocci, ci sono almeno tre applicazioni delle tontine, una formale e due informali.

La prima rappresenta un vero e proprio prodotto di accumulo e risparmio presente nel catalogo delle banche locali; solitamente una dipendente della banca tutti i giorni della settimana per un mese passa tra i banchi del mercato o nelle abitazioni delle famiglie che aderiscono alla tontine per prelevare una quota precedentemente stabilita. L’ultimo giorno del mese la tontineur farà il solito giro e al tempo stesso riconsegnerà ai partecipanti tutte le quote tranne l’ultima (che è una provvigione presa dalla banca), garantendo così una somma di denaro che è come se fosse stata messa in un salvadanaio.

Per quanto attiene i due casi informali di applicazione delle tontine in Togo, Marcocci spiega che mentre lo strumento formale è rivolto a persone singole, queste altre si rivolgono a gruppi di persone per lo più legati da vincoli di parentela, professionali o di prossimità. Nel primo caso, gli aderenti al gruppo si ritrovano periodicamente per versare una somma di denaro; alla fine delle riunioni avverrà un’estrazione per decretare chi beneficerà di quanto versato. Alla riunione successiva chi è stato estratto nella precedente verserà la sua quota-parte ma non potrà essere estratto nuovamente; si andrà avanti finché tutti i partecipanti non saranno ricompresi nella schiera dei “fortunati”. Solitamente l’estrazione avviene a sorte, ma in casi particolari, pensiamo alla necessità di allestire un matrimonio o di affrontare spese mediche impreviste, si dà priorità alle persone in difficoltà.

La seconda forma di tontine informali è quella dove un gruppo versa un a quota-parte che viene investita in un fondo comune la cui rendita viene ripartita nel gruppo; la tontine finirà quando tutti i partecipanti saranno deceduti e il capitale sarà investito in un’attività stabilita a monte.

Intervento di:

Marco Marcocci

Marco Marcocci lavora nel Credito Cooperativo. Esperto di migrant banking, è autore di numerose pubblicazioni in materia. Collabora con la Fondazione Internazionale Tertio Millennio Onlus, con Coopemondo – Associazione per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, è sindaco revisore della sezione romana dell’UIC – Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. E’ socio fondatore e presidente dell’Associazione di Volontariato Migranti e Banche.