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Economista

Luigi Einaudi, fu la vera anima economica, e in parte politica, del Corriere della Sera di Luigi Albertini. In una lunga stagione di 25 anni proprio all’inizio del secolo, il Corriere della sera di Albertini e Einaudi affrontò tutta l’età giolittiana, la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo.

Tra i primi firmatari del manifesto Croce (il manifesto della cultura, che si oppose a quello filo- fascista di Giovanni Gentile), negli anni del fascismo Einaudi rimase un grande maestro del pensiero liberale ma in una posizione più appartata.
Ciò nonostante, fu Senatore del Regno e non mancò di far vivere la sua opposizione ad alcuni importanti passaggi della storia del regime, tipo le leggi razziali nel 1938 e ancor prima i patti lateranensi.

Governatore della Banca d’Italia

I grandi riconoscimenti a Luigi Einaudi giunsero subito dopo la fine della seconda guerra mondiale: Governatore della Banca d’Italia, Ministro e Vice ministro del Tesoro, Vice Presidente del Consiglio, e Presidente della Repubblica.

“Già negli anni in cui fu Governatore della Banca d’Italia, Einaudi impresse una cifra chiara di quale dovesse essere la linea liberale che avrebbe affiancato la Democrazia Cristiana, partito che in quel momento era di super maggioranza relativa”, spiega Paolo Mieli.

“Alle elezioni del 18 aprile del 1948 – prosegue – la Democrazia Cristiana raggiunse quasi il 50% dei voti ed ebbe l’intelligenza di affiancarsi un personaggio di primissimo piano come Luigi Einaudi, che Alcide De Gasperi volle assolutamente nel suo Governo e impose poi come Presidente della Repubblica.

Presidente della Repubblica

“È un Presidente della Repubblica sui generis. In qualche modo fonderà il modo di stare al Quirinale e tutti dovranno fare i conti con il modello Einaudi”, racconta Mieli.
“ Una persona – prosegue – che non temeva di fare brutta figura mostrando anche un senso dello stile e della parsimonia, nel non volere apparire sfarzoso. Del resto, Einaudi era orgoglioso di appartenere ad una grande famiglia della storia d’Italia, sia per quello che aveva alle spalle, sia per quello che sarebbe venuto dietro di lui. Infatti, suo figlio Giulio Einaudi, fu uno dei più grandi editori italiani”.

Intervento di:

Paolo Mieli

Giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato giornalista all’“Espresso”, poi a “Repubblica” e alla “Stampa”, di cui è stato anche direttore. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 ha diretto il “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri per Rizzoli, Le storie, la storia (1999), Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002) e I conti con la storia (2013), vincitore del premio Città delle rose e del premio Pavese.