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L’ingresso nella finanza inclusiva

Per diventare un soggetto della finanza inclusiva bisogna in prima battuta aprire un conto corrente bancario, un passaggio che sembra ordinario per un cittadino italiano ma che non lo è per i chi arriva da un altro Paese. L’associazione “Migranti e banche” presieduta da Marcocci ha a tal proposito raggruppato le banche in quattro categorie a seconda dell’atteggiamento che riservano ai migranti stessi: in primo luogo, gli istituti che sembrano non avere alcun interesse verso questo tipo di clientela; poi quelle che invece hanno deciso di dedicare nel loro catalogo prodotti una sezione proprio ad essa (come ha fatto la BCC di Roma con Conto in Italy) etichettando i prodotti con delle denominazioni più friendly e accessibili; in terzo luogo, le banche create ad hoc per servire la clientela migrante; la quarta categoria è quella delle cosiddette “banche al seguito“, che provengono da Paesi stranieri a forte vocazione migratoria e che hanno aperto delle filiali in Italia proprio con lo scopo di servire la propria comunità.

Scegliere un conto corrente bancario

Ma qual è il conto corrente bancario che fa al caso dei migranti? Non esiste una risposta univoca, ma dipende dalle esigenze di ciascuno di loro in base al loro progetto migratorio. Per fare degli esempi, se l’intenzione è quella di tornare in patria si avrà bisogno di prodotti di accumulo e risparmio in Italia ai quali affiancare uno strumento che permetta di trasferire il risparmio stesso nel Paese di origine per utilizzarlo al ritorno. Un migrante di seconda generazione sarà invece interessato a strumenti che gli permettano di gestire i propri soldi nel suo futuro in Italia, come la possibilità di accendere un mutuo per comprare una casa (Vedi “Il conto corrente bancario: come operare una scelta” e puntata su “Bancarizzazione”).

Le rimesse di denaro

Centrali per i migranti sono poi le rimesse di denaro, e cioè i soldi che vengono inviati ai propri famigliari in patria: “In molti Paesi del Sud del mondo milioni di persone sono riuscite a uscire dalla soglia di povertà grazie a questo strumento – sottolinea Marcocci – ma è importante che i soldi che arrivano dall’estero vengano impiegati per creare benessere, lavoro e occupazione”.

Per il trasferimento di soldi gli strumenti principali sono tre: gli sportelli postali, le banche e i money transfer. Ma se la terza tipologia è la più utilizzata, essa resta comunque la più costosa: “Sarebbe meglio – consiglia Marcocci – utilizzare il canale bancario, più sicuro ed economico” (Vedi “Puntata dedicata a rimesse”).

Intervento di:

Marco Marcocci

Marco Marcocci lavora nel Credito Cooperativo. Esperto di migrant banking, è autore di numerose pubblicazioni in materia. Collabora con la Fondazione Internazionale Tertio Millennio Onlus, con Coopemondo – Associazione per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, è sindaco revisore della sezione romana dell’UIC – Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. E’ socio fondatore e presidente dell’Associazione di Volontariato Migranti e Banche.