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Glossario:

Banca d’Italia

E' la banca centrale della Repubblica italiana. Persegue finalità d’interesse generale nel settore monetario e finanziario: il mantenimento della stabilità dei prezzi, obiettivo principale dell’Eurosistema in conformità al Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea.E’ l’autorità nazionale competente nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico sulle banche ed è autorità nazionale di risoluzione nell’ambito del Meccanismo di risoluzione unico delle banche e delle società di intermediazione mobiliare.

Banca Privata italiana

Piccolo istituto con un solo sportello, nel 1960 la sua quota di maggioranza fu acquistata da Michele Sindona tramite la finanziaria con sede in Liechtenstein Fasco AG; soci di minoranza della Banca Privata Finanziaria furono inizialmente lo IOR, successivamente il gruppo bancario inglese Hambro e la banca statunitense Continental Illinois Bank. La Privata Finanziaria operava attraverso due soli sportelli, a Milano e a Roma.

Banco Ambrosiano

E' stata una delle principali banche private cattoliche italiane. È fallita nel 1982 a seguito di quello che finora è stato il più grave dissesto finanziario di una banca italiana, stimato in 1,2-1,3 miliardi di dollari[1] e avvenuto sotto la presidenza di Roberto Calvi, soprannominato Il banchiere di Dio.

Il Governatore

Per Beniamino Piccone è il “governatore dell’Italia pulita”. Il “quinquennio di fuoco” durante il quale fu al vertice della Banca d’Italia fu dominato da difficoltà economiche, alta inflazione, shock petroliferi e imperversare di personaggi che presto sarebbero diventati protagonisti di scandali finanziari. Baffi fece tutta la carriera in Banca d’Italia, dove entrò nel 1936, passando da direttore del servizio studi a direttore generale fino a diventare governatore. Sono tre i principali momenti del suo percorso da “numero uno” dell’istituto.

Il sistema monetario a “banda larga”

Le trattative che Paolo Baffi seguì per l’ingresso della Lira nel sistema monetario europeo rappresentano una pietra miliare della sua gestione. Egli era convinto che il sistema italiano non fosse in grado di aderire con cambi troppo fissi perché l’Italia era soggetta a costanti svalutazioni, e riuscì dunque a convincere i Paesi europei a concedere all’Italia una “banda larga”, mentre gli altri Paesi entravano con una “banda stretta” del 2,25%.

Il divorzio con il Tesoro

In secondo luogo, l’inizio del divorzio tra Banca d’Italia e ministero del Tesoro, tanto che nel 1981 si arriverà alla firma tra Carlo Azeglio Ciampi e l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta di un accordo che eliminava l’obbligo per la Banca d’Italia di acquistare i titoli di Stato invenduti.

La vigilanza

Centrale è infine il passaggio da una vigilanza hands off a una più attiva, ed è proprio in questo percorso che risiedono le vicende che porteranno alle dimissioni di Paolo Baffi. “Insieme a Mario Sarcinelli – spiega Piccone – il governatore aveva creato le condizioni per una vigilanza seria, invasiva, che si tradusse in un reale controllo delle banche. Sarcinelli propose nel 1977 un’ispezione in quella che era considerata la banca della Democrazia Cristiana trovando situazioni ben poco chiare e proponendo lo scioglimento degli organi amministrativi; ne seguirono reazioni della stessa Dc, che iniziò a contrastare la Banca d’Italia. La seconda iniziativa rilevante è l’ispezione al Banco Ambrosiano, nel 1978, che causò le antipatie di Roberto Calvi; il terzo fatto mal digerito dal mondo politico di allora fu il mancato appoggio di Baffi e Sarcinelli al piano di salvataggio della Banca Privata Italiana guidata da Michele Sindona. Sono questi i tre macro-fatti che hanno portato a cercare una pretesto per poter attaccare la gestione della Banca d’Italia Baffi-Sarcinelli”.

“Se oggi siamo tra i più grandi paesi del mondo – afferma Piccone – lo dobbiamo anche a persone come Paolo Baffi, civil servant che arrivò a rifiutare un ministero dopo essere uscito dalla vicenda giudiziaria. Nelle parole di Claudio Stajano: un dolente uomo dello Stato”.

Paolo Baffi: l’ingresso nella storia

“I giudici che si occuparono di Baffi – è la riflessione di Mieli – dimostrarono che a volte l’intervento della magistratura, anche animato da buone intenzioni, può produrre effetti deleteri. Ed è giusto sottolineare che i patimenti di Baffi non solo furono ingiusti, ma videro il governatore affrontarli con una dignità che gli vale un posto tra i grandi d’Italia, tra quelle personalità che non saranno mai dimenticate”.

Intervento di:

Paolo Mieli

Giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato giornalista all’“Espresso”, poi a “Repubblica” e alla “Stampa”, di cui è stato anche direttore. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 ha diretto il “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri per Rizzoli, Le storie, la storia (1999), Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002) e I conti con la storia (2013), vincitore del premio Città delle rose e del premio Pavese.