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Nato in una famiglia piemontese dedicata all’auto, Sergio Pininfarina divenne un grande della storia dell’automobile italiana, ma soprattutto un grande della storia del Design.

Si chiamava Sergio Farina e Pinin era il nomignolo del padre, Battista Farina, che volle aggiungere al cognome in suo omaggio.

Pininfarina, l’industriale

Il valore aggiunto che Sergio Farina portò alla sua storia famigliare fu pensare in grande, (comprando i terreni di Gugliasco per fare uno stabilimento importantissimo per l’epoca) e pensare a fare della linea dell’auto qualcosa che s’imponesse a livello mondiale. Infatti, non bastava che le auto da lui disegnate fossero auto competitive sul mercato italiano, dovevano porsi in alternativa e competere per linee ed eleganza con quelle di tutto il mondo.

Pininfarina, il designer

Alla guida della sua azienda dopo la morte del padre nel 1966, Pininfarina introduce il Design, oltre ad una serie di invenzioni, tra le quali la prima galleria del vento in Italia che lo mettono all’attenzione di Gianni Agnelli.

Pininfarina fu scelto da Gianni Agnelli come l’interlocutore dell’intero corso della fiat – racconta Paolo Mieli – e dalla stima reciproca nacquero dei gioielli dell’auto italiana e non solo, gioielli di caratura mondiale”.

Pininfarina, Presidente Confindustria e Senatore

“Fu un personaggio talmente imponente che la politica non poteva non accorgersi di lui. Soprattutto un partito piccolo ma attento a quello che veleggiava nel proprio mondo, il partito liberale, lo volle e lo persuase a candidarsi alle elezioni europee”, sostiene Paolo Mieli.

Tra la fine degli anni 70 e gli anni 80, Pininfarina fu un rappresentante del PLI (Partito Liberale Italiano) in Europa poi, grazie alla sua autorevolezza ed eleganza comportamentale, tra il 1988 e il 1992 gli fu affidata la guida di Confindustria.

Erano gli anni in cui finiva la prima Repubblica e si affacciava la seconda, gli anni di tangentopoli, con partiti che finivano ed altri partiti che nascevano. “Sergio Pininfarina guidò la Confindustria in questa navigazione molto tormentata e la guidò bene – prosegue Mieli – tant’è che il Presidente della Repubblica Ciampi lo volle nominare Senatore a vita, in rappresentanza di quel mondo liberale che Pininfarina interpretava con grande fair play”.

Intervento di:

Paolo Mieli

Giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato giornalista all’“Espresso”, poi a “Repubblica” e alla “Stampa”, di cui è stato anche direttore. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 ha diretto il “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri per Rizzoli, Le storie, la storia (1999), Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002) e I conti con la storia (2013), vincitore del premio Città delle rose e del premio Pavese.