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Previdenza complementare come scelta obbligata?

La previdenza complementare rappresenta attualmente il 7% del Pil nazionale, un dato che si inserisce già in un trend di crescita e che sembra destinato a incrementare ulteriormente nei prossimi anni. Il lavoratore può in sostanza accantonare una quota dei propri guadagni per garantirsi prestazioni pensionistiche che si aggiungono a quelle che saranno erogate dagli enti previdenziali obbligatori.

“Gli italiani – afferma Vanzini – devono capire che il ricorso a un fondo pensionistico è necessario e indispensabile per crearsi una copertura integrativa che andrà a colmare quel gap previdenziale al quale è destinato l’INPS. È un percorso che deve iniziare molto presto, e dunque i principali destinatari sono oggi i neolaureati e i giovani ai primi anni di lavoro; se si approccia subito un prodotto complementare si può creare un fondo di lungo termine”.

Fondi pensione e piani di investimento previdenziali

I diversi strumenti possono essere sistematizzati in due macro-tipi: i fondi pensione e piani di investimento previdenziale. “I vantaggi fiscali, non secondari, riconosciuti a questi strumenti – prosegue Vanzini – consentono agli investitori di lunghissimo termine di ricevere degli indubbi vantaggi, e tanto più si è coraggiosi oggi, tanto più si otterrà domani”. Il successo della pensione integrativa che vedremo tra molti anni dipende dalle scelte che facciamo oggi, e prima si agisce, meglio è, dato che l’ammontare di ciò che otterremo dipende da diversi fattori tra i quali, ovviamente, la quantità di denaro che si versa, ma anche il tempo di permanenza nel fondo.