Esportazione di prodotti agroalimentari a 38 miliardi: per l’Italia il 2016 è stato un anno record

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Secondo quanto riferito dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat sul commercio estero, elaborati nei primi nove mesi dello scorso anno, nel 2016 il nostro Paese ha stabilito un record storico nell’esportazione agroalimentare, arrivando ad una quota di 38 miliardi di euro, con una crescita del 3%.

Le vendite all’estero dell’agroalimentare italiano

Nonostante i problemi irrisolti, la deflazione che ha compresso i prezzi, le difficoltà create dalla burocrazia e i cambiamenti climatici sempre meno prevedibili, per non parlare dell’embargo russo (con due anni di guerra commerciale e diplomatica tra Unione Europea e Russia, che all’Italia sono costati ben più di 3 miliardi di euro di export svanito), le vendite all’estero e i bilanci risultano migliorati, benché i tre quarti siano riferibili al mercato europeo, ovvero, in un certo senso, ad un circuito interno.

I prodotti agroalimentari italiani hanno però avuto un buon successo anche in  Nordamerica, Asia ed Oceania, con il vino e i generi ortofrutticoli ai primi posti e con vendite che hanno toccato picchi superiori ai dieci miliardi complessivi, seguiti da formaggi, olio d’oliva e salumi. Nello specifico: le aziende produttrici di vino si sono aggiudicate 5,6 miliardi di euro, con una crescita del 3%, vendendo bene in Francia (+5%), Stati Uniti (+3%), Australia (+14%) e Spagna (+1%). A seguire l’ortofrutta fresca, con 5 miliardi di fatturato ed una crescita del 4%, poi i formaggi con 2,4 miliardi ed un +7%, l’olio in crescita di un 6% e i salumi di un 8%.

“L’annata agricola 2016 dovrebbe essersi chiusa con un incremento del valore aggiunto del 2%”, ha dichiarato Confagricoltura. Valore aggiunto che  dovrebbe arrivare a quasi 30 miliardi di euro. “Il settore è toccato da una dinamica deflativa che sta colpendo le quotazioni all’origine dei prodotti agricoli (pur con differenze per alcuni comparti) ed anche i costi di produzione”.

Agroalimentare e made in Italy

Il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, ha sottolineato come il settore agroalimentare rappresenti un elemento di traino del made in Italy, in una situazione internazionale all’interno della quale saranno ancora possibili miglioramenti, soprattutto se sarà messo in atto un maggior controllo nei confronti di pirateria e contraffazione, laddove la sola “agropirateria” fattura ben 60 miliardi euro.

Consumi sempre più “biologici”

E mentre si stimano i miglioramenti dell’export, parallelamente gli esperti sottolineano un elemento rilevante riguardo i consumi nostrani: il 2016 è stato infatti l’anno dell’agroalimentare biologico, certificato. I consumatori italiani hanno messo in luce un’attenzione crescente verso ciò di cui si cibano, dimostrando di prediligere scelte di qualità: secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Sana-Ice 2016  “Tutti i numeri del Bio”, nell’anno appena trascorso più di 7 famiglie su 10 (circa 18 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato almeno un prodotto biologico, con un aumento di tutti i principali indicatori della filiera italiana del biologico: superfici (+7,5% rispetto al 2014), operatori (+8,2%) e vendite (+15%).