Finanza comportamentale ed overconfidence: di cosa parliamo esattamente?

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L’ overconfidence è un concetto ampiamente studiato dalla finanza comportamentale, ovvero da quella branca degli studi economici che analizza i comportamenti dei mercati finanziari tenendo conto dei principi di psicologia individuale e sociale, realizzando indagini sulle decisioni di investimento della maggior parte dei risparmiatori. In merito a questa tipologia di tematiche vennero assegnati anche dei premi Nobel per l’economia, in particolare nel 2002 allo psicologo israeliano Daniel Kahneman per gli studi e le ricerche sulla psicologia cognitiva, i processi mentali e le decisioni economiche, e nel 2013 all’economista statunitense Robert James Shiller, che nel 2005 scrisse il libro “Irrational Exuberance” e che concentrò i suoi studi sulla formazione di bolle speculative e sulla volatilità dei mercati finanziari.

Di finanza comportamentale, del resto, si cominciò a parlare già nell’economia neoclassica, con la “Teoria dei sentimenti morali” di Adam Smith, e poi con il testo inerente le basi psicologiche dell’utilità di Jeremy Bentham, non a caso uno dei principali esponenti della filosofia utilitarista inglese. E’ dunque appurato che l’emotività influisca, così come su larga parte delle azioni degli individui, anche sugli investimenti.

Le nozioni di finanza comportamentale sono finalizzate quindi ad individuare possibili sbagli che il soggetto potrebbe fare, aiutandolo ad evitarli. L’overconfidence, che letteralmente potremmo tradurre con eccessiva sicurezza in se stessi, è di fatto una sovrastima delle proprie capacità, in termini di conoscenze, informazioni, strumenti a propria disposizione. Essa può determinare, come diretta conseguenza, un atteggiamento dell’individuo di esagerata valutazione di sé, nonché di arroganza. Si tratta di un atteggiamento notevolmente diffuso, che può dare luogo a valutazioni errate ed errate previsioni, proprio perchè fondate su elementi esigui, luoghi comuni o punti di riferimento esterni.

E’ il caso di soggetti che fanno dipendere le proprie scelte non tanto dalle esigenze effettive quanto piuttosto da ricordi personali, esperienze passate, o magari situazioni vissute da parenti e amici. In tali condizioni gli individui tendono a semplificare il contesto in cui si trovano e perdono di vista la sua reale complessità. Ritengono quindi di poter  ottenere performance più alte rispetto a quelle del mercato, considera i trend di breve periodo come fossero a lungo termine e in assoluto sottovaluta ciò che avrebbe bisogno di sapere, accontentandosi di scarse nozioni anche superficiali. Naturalmente gli esperti del settore potranno mettere in guardi i risparmiatori proprio per evitare loro di incorrere nel rischio di overconfidence, aiutandoli a maturare la giusta prudenza e la necessaria attenzione da utilizzare in tutte le decisioni di tipo finanziario.