I crediti bancari deteriorati: di cosa si tratta?

Condividi su: Facebook Twitter

In inglese vengono definiti “Non-Performing Loans” (NPL): parliamo dei cosiddetti crediti deteriorati, ovvero di prestiti bancari che i debitori non sono più in grado di onorare, momentaneamente o definitivamente, e che quindi gli istituti che li hanno erogati rischiano di non poter riscuotere.

Può accadere, infatti, che a causa di un peggioramento della propria condizione economica alcuni soggetti intestatari di un finanziamento o di un mutuo si ritrovino a non poter più garantire il rimborso della cifra ottenuta (entro le scadenze prefissate o della cifra in quanto tale), a prescindere dai tempi stabiliti nel contratto.

Le banche, generalmente, si muovono proprio con la finalità di poter bilanciare questo tipo di rischi, ma può comunque accadere che esse arrivino ad accumulare crediti rilevanti e che di conseguenza vadano incontro ad una situazione di crisi interna. Possiamo suddividere i crediti deteriorati in alcune categorie classificative, che si basano su differenti elementi in termini di importo da restituire, scadenze del rimborso e condizione del debitore.

Secondo quanto stabilito dalla Banca d’Italia, in particolare, possiamo considerare tre principali gruppi di non performing loans:

  • esposizioni deteriorate scadute (che possono o meno essere anche sconfinanti)
  • sofferenze
  • inadempienze probabili

Le prime hanno a che fare, per l’appunto, con crediti scaduti o che hanno oltrepassato i limiti di affidamento da più di 3 mesi e siano andati al di là di una specifica soglia considerata rilevante. Le sofferenze rappresentano invece crediti che con molta difficoltà potranno venire riscossi, a causa di una chiara situazione di insolvenza del debitore.

Le inadempienze probabili, infine, si pongono a metà strada fra gli altri due e rispecchiano tutte quelle condizioni in cui un istituto bancario si ritrovi a valutare come improbabile l’eventualità che il soggetto in questione sia in grado di onorare completamente il proprio debito. Ovviamente il processo mediante cui un credito arriva a deteriorarsi comporta un periodo durante il quale la banca coinvolta può ritenere utile “ristrutturare l’esposizione”, ovvero modificare le condizioni contrattuali (per distanziare ulteriormente la scadenza oppure per cancellare parte del debito stesso).

La Banca d’Italia, in virtù del proprio specifico compito di proteggere il settore bancario nazionale, ha creato la cosiddetta “Centrale dei Rischi”: si tratta di un archivio contenente tutte le posizioni di ogni cliente debitore, con lo scopo di poter in tal modo supportare le eventuali decisioni di future erogazioni di nuovi crediti fornendo una visuale complessiva ed una prospettiva di solvibilità dei soggetti richiedenti.

Con il medesimo obiettivo in termini di salvaguardia delle banche  sono stati poi creati, tre anni fa, il “Fondo Atlante” e il “Fondo Atlante 2”, capaci di rilevare all’occorrenza possibili crediti in sofferenza, ricapitalizzando gli istituti finanziari coinvolti.