Il consumatore si sente tranquillo nello shopping on line?

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Cosa ci dice lo studio MarkMonitor sulla sicurezza on line?

In base a quanto rilevato dallo studio dell’azienda MarkMonitor, specializzata nella protezione dei brand online, l’80 % dei consumatori risulta poco tranquillo nell’effettuare acquisti tramite lo shopping in rete. I timori si fondano sia sulla possibilità di ricevere prodotti contraffatti sia, soprattutto, sulla preoccupazione legata alla possibilità di mettere a rischio la propria carta di credito, quindi di vedere rubati e clonati i propri dati personali e bancari.

Sappiamo che la forma di commercio denominata e-commerce si avvale di un sito per portare a termine una transazione economica, di acquisto – vendita.

Grazie alla diffusione e all’utilizzo delle reti telematiche è infatti possibile eseguire queste operazioni servendosi di un computer (o di un tablet, o di uno smartphone). La tipologia più diffusa è quella legata all’esistenza di uno specifico sito che offre all’utente una lista di prodotti, permettendo l’acquisto online. Il produttore può essere un privato o un’azienda ed il pagamento si effettua inserendo nel sistema i dati della propria carta di credito. Le potenzialità di questa forma di commercio si sono rivelate preziose soprattutto, naturalmente, per le piccole imprese. E, dal punto di vista dei servizi, hanno avuto un particolare sviluppo quelli bancari e finanziari, offrendo all’utente possibilità sempre maggiori (dalla semplice visualizzazione della propria situazione economica fino a complesse transazioni). Unico ostacolo è da sempre, per l’appunto, la diffidenza nei confronti di possibili frodi online.

I consumatori chiedono sicurezza negli acquisti on line

La percentuale dei cittadini che preferiscono non approfittare dell’e-commerce pur di non rischiare è infatti in continuo aumento. Nonostante il grande successo di questa tipologia di acquisti, la maggior parte delle società coinvolte non sta ottenendo risultati soddisfacenti per quanto concerne la sicurezza, come ha sottolineato il Ceo di MarkMonitor, Mark Frost. “Secondo la nostra indagine, un sorprendente 85% dei consumatori crede che i brand dovrebbero fare di più per proteggerli, in particolare quando si tratta dell’acquisto di beni contraffatti. Questi risultati dovrebbero rappresentare un segnale di avvertimento per tutte le imprese contro la noncuranza nei confronti della sicurezza informatica”, ha dichiarato.

Accade spesso, in effetti, che a fronte di un numero crescente di utenti che scelgono di usare il servizio in rete corrisponda una sorta di “rilassamento” da parte delle aziende.

Quali sono gli standard di sicurezza sulle transazioni on line?

Sappiamo che nell’ambito della sicurezza due sono gli standard da considerare: il SET (Secure Electronic Transaction) e l’SSL (Secure Socket Layer), che permettono di mettere in atto transazioni elettroniche criptate e protette. A livello europeo, in particolare, è stato creato il Web Trader, un “decalogo” redatto dal Comitato Conumatori Altroconsumo in collaborazione con diverse ed analoghe associazioni di differenti nazionalità. Sulla base di questa normativa ogni utente che sceglierà di effettuare acquisti online di prodotti messi in vendita da siti europei potrà avvalersi di specifiche garanzie, come la conoscenza dei fornitori, il diritto di recesso dell’acquisto, la protezione dei propri dati personali secondo il protocollo HTTPS, il rispetto dei tempi di consegna.

Dalla ricerca condotta dall’azienda MarkMonitor, infatti si evince un netto bisogno di maggior tranquillità da parte degli utenti: ben il 71% degli intervistati facenti parte del sondaggio ha maturato una percezione meno positiva del brand di riferimento a seguito dell’inconsapevole acquisto di merce contraffatta, mentre un 12% ha addirittura espresso la volontà di non acquistare più in futuro da quel marchio. La negligenza nel campo della sicurezza ha dunque un forte impatto anche a livello commerciale.

 

L’azienda Opinium, che ha realizzato la ricerca per MarkMonitor, ha preso in esame 3432 individui intervistati online a novembre dello scorso anno e provenienti da nove diversi Paesi: Gran Bretagna, Stati Uniti, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi.