Il Venezuela vuole a tutti i costi evitare il default. Di cosa parliamo?

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Simbolo emblematico di ogni contraddizione, il Venezuela continua ad evidenziare una spaccatura tra il proprio governo e i propri mercati finanziari, che di fatto rappresentano due entità parallele e contrapposte. Da un lato troviamo infatti alcuni fattori estremamente negativi: i dati di mortalità infantile in crescita, la mancanza di beni di prima necessità (che costringe la popolazione a ricorrere al mercato nero o a cercare ciò di cui ha bisogno nella confinante Bolivia), un’inflazione arrivata oltre il 500%: tutti elementi che rispecchiano un collasso economico e sociale, tra l’altro inserito in un contesto di regime politico autoritario. E’ nota a tutti la mossa del presidente Maduro, che ha bloccato la procedura di convocazione del referendum “revocatorio” che avrebbe potuto destituirlo, rinviando la raccolta di firme a tempo indeterminato.

Il quadro è quello di una condizione di crisi che ritrova le proprie origini nel crollo del prezzo del petrolio e nell’assenza delle riforme  adeguate che su questo fonte avrebbero reso il Venezuela meno dipendente.

Dall’altro lato sappiamo che nonostante da oltre un anno si susseguano le voci di un imminente default, ovvero di un fallimento finanziario, il Paese finora è sempre riuscito a far fronte ai propri debiti. Ciò che sconcerta è la decisione di Maduro di servire ben 68 miliardi di dollari in bond internazionali (ovvero in obbligazioni, cioè in parti del debito dello Stato): scelta a dir poco discutibile se si considera la situazione di emergenza umanitaria nella quale il Venezuela versa. In caso di default, infatti, i creditori potrebbero facilmente pignorare gli assegni di pagamento delle banche creando ancor più difficoltà al Paese.

L’atteggiamento del presidente Maduro, che si è ostinato ad impedire lo svolgimento delle azioni politiche che avrebbero potuto togliergli il potere, ha del resto suscitato reazioni da parte del Parlamento, che con uno specifico fronte di opposizione  promette battaglia. Le riserve valutarie sono ormai estremamente esigue, pari ad appena 11 miliardi di dollari, cosa che non consente al Paese di importare beni dall’estero. E pur aspettandosi un miglioramento nei prossimi mesi, possibile grazie alle maggiori quotazioni del petrolio, l’economia venezuelana non è esattamente vicina ad una ipotetica svolta di segno positivo.

Il Paese attraversa una crisi drammatica, dove la mancanza di viveri si associa a quella di medicinali. Ed il il Governo continua a mantenere un atteggiamento insensibile rispetto alla carenza diffusa di dollari per poter importare beni dall’estero e ad un’inflazione che si avvia verso il 200%.

Ma di cosa parliamo esattamente quando ci riferiamo al rischio di default?

 

Per approfondimenti: http://orizzonti.tv/episodi/default-quando-la-crisi-e-insanabile