India è la quinta potenza economica mondiale: storico sorpasso della madre patria. Ma la politica scontenta la popolazione.

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Ex colonia della Gran Bretagna, dopo 150 anni l’India compie uno storico sorpasso della madre patria: oggi rappresenta infatti la quinta economia mondiale. L’annuncio è del ministro di Stato indiano per gli Affari Interni, Kiren Rijiju, che in un comunicato di cui ha dato notizia l’Agi ha sottolineato l’importanza del traguardo raggiunto, considerando che la quinta posizione segua potenze come gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e la Germania.

Naturalmente l’esito del referendum britannico ha inciso in maniera considerevole nel far allontanare il Paese da questa classifica: il processo di svalutazione della sterlina, solo nell’ultimo anno, è stimato attorno al 20%. Condizione di cui ha beneficiato proprio l’India, il cui balzo in avanti era stato previsto dagli analisti del settore non prima del 2020.

Di fronte a quello che si dimostra essere il Paese con maggior rapidità di crescita, ci si domanda quali prospettive possano prefigurasi nell’immediato futuro.

Parallelamente ad un percorso economico più che positivo, vi sono infatti i condizionamenti e le mosse della politica: il premier indiano Modi, recentemente, ha introdotto delle modifiche in termini di accessibilità monetaria per combattere, a suo dire, la corruzione e la diffusione del “nero”: con un intento estremamente simile a quello nostrano, ha messo fuori legge le banconote di grosso taglio ( 500 e 1000 rupie, equivalenti a 7,4 e poco più di 14 euro), limitando i prelievi da effettuarsi tramite bancomat a 2000 rupie (circa 26 euro).

Una decisione che limita notevolmente la circolazione del denaro oltre che la libertà dell’individuo, per di più attuata in un luogo dove i mezzi di pagamento elettronico non hanno grande diffusione e numerose aree rurali dipendono esclusivamente dall’utilizzo di denaro contante: oggi, per loro, la quasi totalità di quelle banconote è divenuta inaccessibile. E nel frattempo svariati mercati agricoli sono a rischio chiusura, con il pericolo che presto si pongano problemi enormi nella distribuzione dei generi di prima necessità.

A tutto questo la popolazione ha reagito, mostrando con forza il proprio disagio: si è scontrata con la polizia, ha cercato le banche sui cui vetri andare a battere (in totale sono stati chiusi ben 200mila bancomat), mentre sempre più difficile comincia ad essere riuscire a pagare cibo e carburante.

Il caos nelle transazioni, in cui il Governo ha gettato la popolazione, ha spinto il presidente Modi ad ampliare il termine entro cui si potranno scambiare in banca le banconote ritirate: sarà permesso effettuare un solo deposito entro il 30 dicembre, anche superando la precedente soglia delle 2000 rupie, ma per cifre che supereranno le 4500 rupie ( ovvero 74 dollari) vi sarà l’obbligo di fornire spiegazioni sulla ragione per la quale tali banconote non siano state depositate prima. E se le spiegazioni non saranno abbastanza convincenti si verrà segnalati al fisco, che comunque interviene in maniera automatica in presenza di depositi superiori a 250mila rupie (meno di 3700 dollari). Ecco allora venire alla luce la vera motivazione che ha spinto il governo ad attuare questa manovra: combattere l’evasione fiscale. Mentre prosegue lo scontento, una grande fetta della popolazione è invece a favore: è la classe più povera, quella che vive ai limiti dell’indigenza. E che non vede l’ora di punire quell’1%  di ricchi che si è preso la maggior parte del denaro ritirato.