Indice dei prezzi al consumo: cos’è e come si calcola?

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Quando parliamo di  indice dei prezzi al consumo ci riferiamo ad un indice statistico pari alla media dei costi di una certa quantità di beni e servizi. Il suddetto insieme viene denominato paniere e si basa sulle consuetudini medie dei consumatori.

L’indice dei prezzi al consumo è utilizzato soprattutto per definire l’andamento, nel tempo, delle transazioni finanziarie tra operatori ed utilizzatori finali, non tenendo perciò in considerazione i movimenti effettuati in maniera gratuita o quelli che riguardano gli enti pubblici.

Nel nostro Paese i dati Istat riportano tra differenti tipologie di indici dei prezzi al consumo:

  • l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC), che si calcola considerando la totalità dei cittadini in Italia e l’insieme dei beni e servizi di cui si avvalgono le famiglie. In questo genere di misurazione i consumatori italiani vengono omologati, ovvero considerati tutti in un unico raggruppamento.
  • l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell’Unione Europea (IPCA), creato per garantire un’uniformità nella misurazione dell’inflazione a livello europeo. In questo caso l’indice viene però calcolato considerando le diversità esistenti nei differenti Paesi e al tempo stesso le analogie a livello di regolamentazioni territoriali. L’indice in questione, a differenza del precedente, si riferisce ai costi effettivamente sostenuti dai consumatori: nella valutazione, ad esempio, dei farmaci acquistati, questo indice considererà solo la quota a carico realmente del consumatore, cioè il cosiddetto “ticket” e non il prezzo pieno delle confezioni dei medicinali.
  • l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), che si basa sul medesimo insieme dell’indice per l’intera collettività nazionale, con la differenza che però fa riferimento ai consumi delle famiglie con uno specifico lavoratore dipendente, ad esclusione di quelli inerenti il settore agricolo. Normalmente tale indice viene usato per adeguare i contratti d’affitto o gli assegni di mantenimento in caso di separazione.

L’indice dei prezzi al consumo è dunque uno strumento utile per monitorare il costo della vita nel tempo: ad un suo aumento corrisponderà l’esigenza della popolazione di spendere cifre più alte per poter mantenere il medesimo tenore di vita e viceversa.

Ogni Paese ha un proprio ufficio nazionale di statistica che ne esegue il calcolo, così come in Italia ad occuparsene è l’Istat. Per farlo è necessario, prima di tutto, individuare il paniere di riferimento e stabilire a quali beni attribuire il maggior peso; secondariamente si dovrà rilevare il prezzo in ogni specifico mese o anno. Si calcolerà allora il prezzo del paniere per ogni anno e si sceglierà un anno “base”.

In tal modo si potrà ottenere una misurazione del prezzo dei beni all’interno dell’insieme predefinito, anche se, ovviamente, tale calcolo non terrà conto delle modifiche nel comportamento dei consumatori nel momento in cui i costi dei beni stessi subiscono modifiche: tipicamente, ad un aumento dei costi corrisponderà una tendenza della popolazione a consumare i beni più economici, con una conseguente sovrastima del costo della vita da parte dell’indice stesso. Il cosiddetto paniere di riferimento, inoltre, non potrà considerare l’eventualità che nel mercato arrivino nuovi prodotti, dunque la probabile tendenza dei consumatori a scegliere tra beni diversi, con una crescita del loro potere di acquisto.