ISTAT: 2016 prezzi giù, Italia in deflazione

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L’Italia nell’insieme dello scorso anno è risultata in deflazione. E’ la prima volta che succede da oltre mezzo secolo. Nel 2016 i prezzi al consumo, secondo i dati provvisori dell’Istat, hanno registrato infatti una variazione negativa dello 0,1% come media d’anno. “E’ dal 1959 (quando la flessione fu pari a -0,4%) che non accadeva”, rileva l’istituto di statistica. Ma mentre sessant’anni fa l’Italia era in piena crescita economica, oggi la situazione è ribaltata.

Cos’è la deflazione

La deflazione è in linea generale il fenomeno di una riduzione generalizzata dei prezzi per un determinato periodo di tempo. Poiché la deflazione può essere accompagnata da una diminuzione della produzione o da un rallentamento della sua crescita, il termine è il più delle volte utilizzato per indicare una fase di recessione o di stagnazione economica.

La riduzione dei prezzi può avere origini diverse e pertanto definirsi ‘buona’ o ‘cattiva’ in senso economico. Nel primo caso la deflazione può nascere da una riduzione dei costi di produzione dovuta, ad esempio, alla diminuzione dei costi dei singoli fattori di produzione, all’adozione di metodi di produzione innovativi o all’introduzione di soluzioni organizzative migliori o anche a un mutamento nella forma di mercato che da monopolista diventa concorrenziale. La deflazione è invece negativa quando è l’effetto finale di una riduzione della produzione e quindi dell’occupazione. In questo caso, essa diventa la spia di gravi squilibri del mercato: le imprese producono più di quello che viene richiesto e sono quindi costrette a ridurre la loro offerta.

La diminuzione dei prezzi induce l’imprenditore a investire solo in piccola misura il suo denaro nell’incremento delle capacità produttive, per evitare di sperperarlo in attività rischiose. Il suo atteggiamento prudente comporta in genere una riduzione dell’occupazione e dei salari. I lavoratori sono costretti a subire tali scelte dei datori di lavoro e assistono impotenti alla riduzione del proprio reddito. La loro domanda sul mercato, soprattutto di beni superflui (come i gioielli) e durevoli (come gli elettrodomestici) si contrae. Le imprese sono portate di conseguenza a diminuire ulteriormente la produzione innescando la cosiddetta spirale deflazionistica: minore domanda delle famiglie, minore offerta delle imprese, minore occupazione, ulteriore minore domanda delle famiglie, e così via. Per uscire da tale circolo vizioso la politica economica di un Paese deve puntare al raggiungimento di un livello di crescita dei prezzi che non sia troppo basso per non incombere nel rischio di una recessione ma che non sia neanche eccessivamente elevato per evitare casi di spirale inflazionistica; in genere gli economisti considerano ‘sano’ un tasso di inflazione prossimo all’1-2%.

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