Istat, nel commercio calo di 7,7 miliardi dal 2010. Oltre 300 euro a famiglia

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I dati dell’Istat sul commercio

In base al rapporto eseguito dall’Ufficio Economico Confesercenti sulla base dei recenti dati raccolti dall’Istat, tra il 2010 ed il 2016 è stato registrato un consistente calo delle vendite nel settore del commercio, pari a circa 7,7 miliardi, ovvero ad oltre 300 euro per famiglia. La diminuzione è stata riscontrata principalmente nel contesto dei negozi che operano una distribuzione tradizionale, dove la perdita è stata di circa 6,9 miliardi in cinque anni. Parliamo di una riduzione di quasi 10 punti percentuali, con cali sia nell’ambito delle vendite di beni alimentari (-11%, circa 2,4 miliardi di euro in meno) che su in quello del no food (-9,3%, pari ad un calo di circa 4,5 miliardi di euro). La conseguenza è stata un’ulteriore riduzione della quota di mercato degli esercizi di più piccole dimensioni, che rappresentano ormai solo il 27% del totale.
Situazione leggermente migliore è quella della grande distribuzione, il cui calo delle vendite totali si aggira attorno a -1,2%, benchè Confesercenti sottolinei che tali dati dipendano soprattutto dalle elevate vendite che vengono realizzate nei discount: “Spostando l’analisi sui due macrocomparti merceologici food e no food, infatti, emerge anche per la grande distribuzione una contrazione rilevante delle vendite di prodotti non alimentari, ovvero di -6,5% per circa 3,1 miliardi in meno.

Il ruolo dell’e-commerce

Il segretario generale di Confesercenti, Mauro Bussoni, ha messo poi in evidenza il peso che l’e-commerce abbia avuto nel contribuire all’aggravarsi del fenomeno, soprattutto nel contesto della vendita di prodotti come libri, generi di cartoleria e  giornali, che si sono rivelati i più colpiti (con un taglio degli acquisti nei negozi di ben il 15,6%), acnhe, per l’appunto, a causa della concorrenza di grandi aziende online come Amazon.  In futuro, verosimilmente, si assisterà sempre più spesso alla concorrenza tra le varie reti distributive: la grande distribuzione, quella tradizionale e il commercio online. “Nel frattempo, però, c’è bisogno di interventi mirati al sostegno dei negozi tradizionali: il rischio è che la rete salti prima di riuscire a modernizzarsi”, ha dichiarato il segretario generale stesso.
Altri importanti cali sono stati registrati nella vendita dei prodotti di informatica, telecomunicazioni e telefonia (-12,6%), degli elettrodomestici (-10,4%)  e nel settore della moda, dove si è riscontrata una diminuzione di oltre il 7% sia per abbigliamento che per calzature.

Ciò che, parallelamente, è andato invece aumentando negli ultimi 5 anni è la spesa dal contadino, con una crescita di addirittura il 55% nel contesto dei mercati degli agricoltori: in base all’indagine Campagna Amica, infatti, vi si reca più di 1 italiano su 10. Il luogo del mercato, del resto, rappresenta anche un’occasione di scambio, di confronto. Un’opportunità per conoscere i produttori in modo diretto, cibarsi di alimenti provenienti dalla propria zona (il famoso km 0), riscoprendo la bellezza della stagionalità produttiva e di un’economia locale.

In assoluto stiamo dunque assistendo ad un processo che si avvia verso due direzione: da un lato sono sempre di più i cittadini che si orientano verso i prodotti a costo più basso (di qui il successo dei discount alimentari), dall’altro sta maturando nella popolazione un orientamento di attenzione e sensibilità verso valori etici e sociali.