La figura di Gianni Agnelli nel percorso economico italiano

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Meglio conosciuto come “l’Avvocato”, Gianni Agnelli (detto Gianni) ha rappresentato per un lungo periodo l’emblema del capitalismo italiano e, in questa veste, la sua figura merita di essere approfondita anche quando si parla di educazione finanziaria. Lo abbiamo già fatto in un nostro video di educazione finanziaria condotto da Paolo Mieli.

Il nome gli venne dato come omaggio al nonno, leggendario fondatore della Fiat, ovvero della “Fabbrica Italiana Automobili Torino” che lo stesso nipote, dopo una fase da apprendista, dimostrò di poter portare in vetta. Come vicepresidente, in seguito, venne aiutato da Vittorio Valletta, il valente manager  che alla scomparsa, nel ’45, del fondatore dell’azienda, fu in grado di guidarla con maestria e di condurla ad ottenere ottimi traguardi. Fu proprio lui, infatti, a creare quelle solide basi che consentirono poi alla Fiat di crescere, dando un input importante all’immigrazione proveniente dal Mezzogiorno e gestendo con fermezza i rapporti con i sindacati, in un’epoca non facile per il nostro Paese, che usciva malridotto dalla Seconda Guerra Mondiale. Con il boom economico che si verificò successivamente, i cittadini italiani cominciarono a potersi permettere i prodotti realizzati dalla fabbrica torinese: vetture come la Seicento o la Lambretta rimasero per sempre nell’immaginario collettivo italiano.

Il vero ingresso in azienda di Gianni Agnelli, ovvero quello che gli avrebbe assegnato il potere assoluto, avvenne nel 1966: da Presidente, da quel momento in poi, rappresentò per tanta gente una sorta di monarca in assenza dell’esiliata famiglia reale. A differenza di quanti lo precedettero, Agnelli si trovò a dover gestire un periodo molto complesso per il capitalismo nostrano, caratterizzato dalle rivolte degli operai e dalle lotte studentesche. C’era, in assoluto, un fermento di tipo rivoluzionario non facilmente affrontabile, con continui scioperi e picchetti che anche all’azienda crearono non pochi problemi.

La sua capacità di mediazione, unita ad un temperamento forte, lo aiutò a saper trovare sempre il modo per gestire i conflitti senza farli mai degenerare.

Dal ’74 al ’76 fu Presidente della Confindustria, scelto dagli industriali proprio per la sua autorevolezza unita ad un notevole equilibrio caratteriale.

Era il periodo in cui in Italia avveniva il cosiddetto “compromesso storico”, ovvero quella particolare forma di accordo tra il partito cattolico (quindi anticomunista) della Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, emblema del socialismo e dell’alleanza ideale con la Russia (con le note contraddizioni). Un’epoca difficile, caratterizzata anche dalla crisi economica e dalla paura del terrorismo che dilagava, forte di un consenso tra la popolazione che non era poi tanto esiguo. In questa atmosfera sarebbe stato impossibile schierarsi contro i sindacati o agire in maniera autoritaria: quello che serviva era proprio un intervento che riuscisse a conciliare le parti, che mettesse d’accordo i sindacati stessi con Confindustria e Governo.

Nonostante l’impegno e le buone intenzioni, neppure la Fiat potè però scampare alla suddetta crisi, con un calo della produttività e lo spettro dei tagli all’occupazione sempre alle porte. I cancelli degli stabilimenti Mirafiori divennero allora il centro della protesta, quando le trattative erano ancora in mano alla sinistra. Un braccio di ferro che si concluse con la famosa “marcia dei quarantamila”.

La Fiat rinunciò ai licenziamenti mettendo in cassa integrazione 23mila dipendenti e condannando il sindacato e la sinistra italiana ad una storica sconfitta. Da quel momento l’azienda si riprese e ripartì con nuove energie: Gianni Agnelli, con l’aiuto di Cesare Romiti, rilanciò la Fiat in tutto il mondo e nel gir di poco tempo la rese una vera e propria holding, i cui interessi e campi d’azione andarono ben al di là delle automobili.

Una figura dunque, quella dell’’Avvocato’, che seppe andare al di la della mera gestione di un ‘bene di famiglia, mostrando una preparazione e una visione industriale che costituiscono un esempio per tutti, anche nell’ambito dell’educazione finanziaria.

 

 Regina Picozzi