La figura di Luigi Einaudi nella storia economica italiana

Condividi su: Facebook Twitter

Secondo Presidente della Repubblica Italiana, Luigi Einaudi è stato un intellettuale ed un economista noto in tutto il mondo, accademico, politico e giornalista.

Nato da un’umile famiglia della provincia di Cuneo nel 1874, perse molto presto il padre. Sin da giovanissimo mise in luce le sue doti, prima vincendo una borsa di studio che gli consentì di frequentare il ginnasio in un collegio ecclesiastico di Savona, poi laureandosi all’età di soli 21 anni. Fu dopo quel momento che iniziò a dedicarsi al giornalismo, ottenendo, nel tempo, anche incarichi universitari come docente all’Università di Torino e poi alla Bocconi di Milano.

E’ all’inizio del ‘900 che elaborò una nuova teoria finanziaria, che venne presentata nel saggio “Concetto di reddito imponibile e sistema di imposte sul reddito consumato”. Sempre sue le pubblicazioni inerenti gli effetti dell’imposta, la finanza sabauda all’inizio del XVII secolo, il reddito imponibile e il sistema di imposte sul reddito consumato.

Di fatto, egli fu uno dei padri della nostra Repubblica, mentre è di suo figlio Giulio il merito di aver fondato la famosa casa editrice che tutti conoscono.

Luigi Einaudi ricoprì diverse importanti cariche istituzionali: fu Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro delle finanze, Ministro del tesoro e del bilancio nel IV Governo De Gasperi, Governatore della Banca d’Italia tra il ’45 e il ’48. Infine Presidente della Repubblica Italiana dal 1948 al 1955, periodo durante il quale conferì l’incarico a quattro Presidenti del Consiglio (De Gasperi, Pella, Fanfani e Scelba) e nominò otto senatori a vita (Castelnuovo, Toscanini, Canonica, Trilussa, De Sanctis, Jannaccone, Sturzo e Zanotti Bianco).

Pur non evidenziando un legame diretto fra liberalismo e struttura economica, Einaudi si fece portavoce della convinzione secondo cui una società realmente democratica (e “liberale”) non potesse evitare di difendere una serie cospicua di libertà economiche, legate alla libera possibilità di azione dei risparmiatori, consumatori e produttori.

“I liberali negano che la libertà dell’uomo derivi dalla libertà economica; che cioè la libertà economica sia la causa e la libertà della persona umana nelle sue manifestazioni morali e spirituali e politiche sia l’effetto. L’uomo moralmente libero, la società composta di uomini i quali sentano profondamente la dignità della persona umana, crea simili a sé le istituzioni economiche”, affermava.

Era cioè convinto che esistesse un rilevante legame fra la libertà economica e quella politica nonché assoluta dell’individuo.

In qualità di senatore del Regno, carica che ricevette da Giovanni Giolitti, fu tra i più saldi critici di qualsiasi genere di socialismo di Stato nella vita economica.
Come ministro, in seguito, difese un’idea economica di libero mercato, contribuendo alla stabilizzazione della lira attraverso una politica di restrizione del credito.

Approfondimenti: Luigi Einaudi, il Presidente Economista