La globalizzazione degli scambi commerciali: il ruolo della “World Trade Organization”

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Stando alle ultime proiezioni della World Trade Organization, quest’anno il commercio mondiale subirà una brusca frenata: gli scambi cresceranno di appena l’1,7%, a dispetto delle previsioni di incremento formulate lo scorso aprile, che si attestavano su un 2,8%.
Ma cosa significa esattamente?
Prima di tutto è bene inquadrare le caratteristiche e i compiti del WTO, ovvero di un organismo sovranazionale non elettivo a cui aderiscono 144 Paesi e che rappresenta la piattaforma legale ed istituzionale a cui i diversi governi fanno riferimento in termini di norme contrattuali all’interno delle relazioni commerciali tra loro. Ha quindi lo scopo di definire regole valide per tutti, di agevolare il libero commercio e di risolvere eventuali controversie che dovessero nascere tra gli Stati che ne fanno parte.
L’organizzazione, in riferimento all’anno 2016, ha evidenziato una riduzione del volume degli scambi di merci dell’1,1% nel primo trimestre, con un recupero troppo scarso nel secondo: tutto ciò è da attribuirsi verosimilmente ad un rallentamento del Pil e delle compravendite nei territori con economie emergenti, quali ad esempio Cina e Brasile. Per “prodotto interno lordo” si intende tutto ciò che un Paese produce in termini di beni e servizi finali in un dato periodo di tempo: rappresenta dunque lo specchio dello stato di salute economica di un Paese.
Secondo il Direttore Generale della WTO, Roberto Azevedo, gli scambi commerciali dovrebbero essere maggiormente condivisi, nell’ottica di un sistema globale che permetta ad imprenditori, piccole imprese, gruppi minori e naturalmente ai Paesi più poveri di partecipare più attivamente e trarne beneficio.