Previdenza obbligatoria: Cos’è la pensione di reversibilità?

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Con pensione di reversibilità si fa riferimento ad una prestazione economica che viene erogata dall’Inps a favore dei superstiti di un pensionato o di un lavoratore deceduto. Nel primo caso si parlerà di reversibilità diretta, nel secondo di reversibilità indiretta.

Si tratta di una forma pensionistica, poiché di fatto essa si basa sull’importo della pensione che un determinato beneficiario del nucleo familiare può ottenere al momento della morte di una delle due tipologie di figure sopramenzionate.

In quanto tale rappresenta un diritto di chi sopravvive al defunto, qualora quest’ultimo avesse a propria volta il diritto alla pensione, fosse essa di vecchiaia o di inabilità.

La normativa che regola questa forma di erogazione è stata chiarita recentemente in una circolare dell’Inps, datata 18 novembre 2015, che definisce come in caso di morte di un assicurato o di un pensionato iscritto all’ente previdenziale si instauri il diritto per i familiari di riceverne la pensione, secondo quanto stabilito dall’articolo 22 della legge del 21 luglio 1965 n. 903.

Reversibilità diretta e indiretta

Il defunto potrà quindi sia essere stato titolare di una pensione diretta (di vecchiaia o di invalidità), sia aver posseduto il diritto ad essa in fase di liquidazione. In questo caso di parlerà di pensione di reversibilità diretta.

Diversamente potrà trattarsi del decesso di un lavoratore, che in quanto tale non aveva ancora maturato il diritto alla propria pensione, che avesse però alle spalle almeno 15 anni di contribuzione ed assicurazione, o in alternativa diverse possibilità di conteggio di contributi ed anni assicurativi calcolati in maniera proporzionale, ovvero avesse comunque maturato i prescritti requisiti contributi minimi previsti dalla legge. In questo caso parleremo di pensione di reversibilità indiretta.

La pensione di reversibilità è considerata una prestazione previdenziale e la sua erogazione verrà considerata valida a partire dal primo giorno del mese successivo a quello della morte del lavoratore o del pensionato, a prescindere dal momento in cui si presenta la domanda per averne diritto.

Chi può beneficiare della pensione di reversibilità?

Potranno beneficiare della pensione di reversibilità diverse tipologie di soggetti: il coniuge, effettivo o separato; il coniuge divorziato, a meno che non si sia risposato e che il lavoratore deceduto si fosse iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio. Esiste una specifica legge, cioè la n.74 del 1987, che fornisce al giudice preposto la possibilità di quantificare l’esatta somma che verrà erogata dall’Inps nel caso di un primo e di un secondo coniuge.

Potranno beneficiare del trattamento di pensione di reversibilità anche i figli ed equiparati, ma solo nel caso in cui non abbiano superato i 18 anni di età.

Ne hanno invece diritto a prescindere dall’età i figli inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso.

Nel caso in cui, infine, si tratti di figli ed equiparati nella condizione di studenti, quindi disoccupati e a carico del genitore defunto, il limite arriva a 21 anni nel caso si frequenti una scuola professionale e 26 anni nel caso di frequenza universitaria.

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