La riforma del catasto

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Vi siete mai chiesti cosa si intenda, esattamente, con il termine catasto?

Con questa parola ci si riferisce all’insieme degli atti identificativi delle proprietà immobiliari, relativamente a tutte le loro specifiche caratteristiche, creato con lo scopo di censire tutte le proprietà immobiliari presenti sul territorio nazionale. Facendo riferimento al glossario tecnico, parliamo quindi dell’inventario di tutti i beni immobili e fabbricati esistenti, la cui creazione è finalizzata a semplificarne l’individuazione e a stabilire il contenzioso tributario fra i proprietari dei beni stessi e lo Stato.

Si distinguono, a tale scopo, due precise sezioni: il Nuovo Catasto Terreni (N.C.T.) e il Nuovo Catasto Edilizio Urbano (N.C.E.U.). Gli atti catastali sono stati ormai acquisiti in formato digitale, confluendo in un archivio elettronico così da poter sempre essere in collegamento con altre banche dati finanziarie.

Sappiamo che l’obbligo dell’accatastamento assolve una duplice funzione: da un lato fornisce una catalogazione che in caso di trasferimento permette di conoscere l’immobile, dall’altro serve a stimare la rendita annua da cui far derivare il calcolo delle rispettive imposte. Alla base vi è perciò un’esigenza sia censuaria che fiscale.

Cos’è la riforma del catasto

Nel tempo si è parlato spesso di una possibile riforma del catasto, ovvero di una revisione – messa in atto dal Governo – al fine di rivalutare le rendite catastali dei fabbricati presenti sul territorio italiano, allineandole ai valori del mercato. Una misura che si porrebbe come scopo ultimo quello di realizzare un più equo sistema di attribuzione delle rendite.

Per poter garantire ai cittadini una trasparenza maggiore, si dovrebbe infatti effettuare un nuovo calcolo che tenga conto dei metri quadrati e non dei vani degli immobili, che determini una diversa classificazione per la loro destinazione d’uso, che stabilisca il reale valore commerciale dei beni e che riscriva le modalità attraverso le quali riconoscere gli immobili di valore storico e artistico.

Cosa cambierebbe?

Qualora si realizzasse, la riforma del catasto porterebbe a un ritocco del valore di tutte le rendite, suddivise per categoria, causando un conseguente aumento considerevole sia dell’Imu che della Tasi, nonché di tutte le imposte relative alla compravendita degli immobili. Tale situazione colpirebbe pesantemente il mercato immobiliare e appesantirebbe i contribuenti.

Perché la riforma è bloccata?

Le ragioni sono diverse.

Il motivo politico per cui non si è ancora arrivati alla decisione di mettere in atto tale misura è legato, effettivamente, all’attuale condizione di pressione fiscale cui i cittadini sono sottoposti, di per sé già piuttosto rilevante. In aggiunta, gli operatori del settore – ovvero i gruppi immobiliari e gli istituti bancari – non sono favorevoli ad accogliere una prospettiva di aumenti fiscali sui fabbricati.

Nel frattempo la riforma resta ferma agli anni ’90, con un impianto di fondo che risale addirittura al 1939 e che le revisioni cui è stato sottoposto nei decenni non hanno di fatto mai realmente modificato.

Regina Picozzi