La Teoria del Prospetto in economia – Prima parte

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Nel 1979 lo psicologo israeliano Daniel Kahneman e il suo collega Amos Tversky postularono una teoria basandosi sulla constatazione che gli individui sembrino considerare tutte le conseguenze di una determinata decisione partendo da uno specifico status quo, quale ad esempio la loro condizione al momento della decisione stessa.

Parliamo della cosiddetta Teoria del Prospetto, che si prefiggeva di dare una spiegazione alla ragione per cui le scelte delle persone possono distanziarsi sistematicamente da quelle che la teoria standard della decisione potrebbe prevedere, con la conseguente frequente violazione degli assiomi del comportamento razionale e di quella che viene definita come teoria dell’utilità attesa, che fino a quegli anni era stata sempre quella comunemente condivisa.

Si tratta di un modello utilizzato per descrivere il comportamento economico degli individui, che evidenzia come essi tendano a scegliere basandosi sull’effettiva probabilità di ottenerne un profitto. Kahneman e Tversky, con la teoria che svilupparono, sottolinearono come tale modello non possa però funzionare quando il soggetto si trova in una condizione di rischio.

Nello stesso periodo in cui si effettuavano questi studi su come le operazioni che portano a una scelta tendano a modificarsi, per l’appunto, nelle situazioni di incertezza, lo psicologo statunitense Herbert Simon vinceva il premio Nobel per l’economia per le sue ricerche sui processi decisionali nelle organizzazioni economiche (1978).

Secondo la precedente teoria dell’utilità attesa, gli individui sono in grado di effettuare una corretta valutazione delle probabilità, pesando in egual misura i buoni e i cattivi fattori coinvolti nella scelta. Ciò che la psicologia ha invece evidenziato è che, al contrario, le persone possiedano una limitata capacità di valutare le probabilità (come dimostrato nel gioco d’azzardo) e tendano a conferire un maggior peso alle circostanze e agli eventi negativi.

Tutto questo mette in luce come, nel prendere una decisione – ad esempio in ambito economico – esista una molteplicità di variabili, aggiuntiva a quella legata alla semplice razionalità, che arriverà ad avere un peso tutt’altro che irrilevante nella scelta finale dell’individuo: parliamo ad esempio del contesto in cui la persona si trova a dover decidere, ma anche del linguaggio utilizzato e naturalmente della personale percezione del soggetto stesso.

I concetti introdotti dalla Teoria del Prospetto

In contrasto con i dettami della teoria decisionale, la Teoria del Prospetto attribuisce un importante valore alla modalità con cui il problema decisionale viene interpretato ed in particolare evidenzia la presenza di:

  • reflect effect: si contravviene l’assioma secondo cui l’atteggiamento di un individuo verso una condizione di rischio non cambi in presenza di conseguenze negative;
  • violazione della linearità nelle probabilità: vi è una differente percezione del rischio in presenza di probabilità scarse;
  • isolation effect: se è presente un processo decisionale a più stadi non è vero che il soggetto considera i probabili livelli di ricchezza finale.

 

Regina Picozzi