L’addio dei libretti al portatore: tutte le novità

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Tanti di noi li hanno ricevuti in dono da bambini, addirittura alla nascita o in occasione di una festività: i libretti del risparmio al portatore, rilasciati da banche e poste, vennero creati nel lontano 1875 dall’allora ministro delle finanze Quintino Sella. Per un lunghissimo periodo hanno fatto parte della quotidianità di numerose famiglie italiane quali strumenti per effettuare depositi o prelievi di piccole somme, semplici da usare ed utili per far fronte, spesso, alle spese impreviste. Una sorta di prima forma di risparmio che non permetteva di incorrere nel rischio di andare in rosso, in quanto vi era la possibilità di prelevare soltanto quanto si fosse effettivamente depositato.

Dallo scorso 4 luglio i libretti al portatore non potranno più esistere.

In base al decreto legislativo n.90 del 25 maggio 2017, infatti, le nuove normative anti-riciclaggio ed anti-terrorismo hanno sancito la definitiva fine dei libretti al portatore, essendo tali strumenti considerati di scarsa tracciabilità e quindi difficilmente controllabili. Non erano infrequenti, infatti, gli utilizzi dei libretti da parte degli evasori fiscali, dei riciclatori di denaro sporco e in assoluto di chi stesse mettendo in atto attività non lecite.

Già in passato erano state attuate delle modifiche proprio per far fronte a questo problema: nel 1991 venne emanato un decreto in base al quale divenivano obbligatorie sia l’identificazione che la registrazione di qualsiasi soggetto aprisse un libretto al portatore; nel 2005 venne stabilito un limite massimo di 12500 euro, che nel 2011 venne rimodulato arrivando a 999,99 euro (decreto salva Italia del Governo Monti).

D’ora in poi non sarà però più possibile utilizzare questa tipologia di strumento e chi ne possedesse ancora uno dovrà necessariamente seguire le regole predisposte per evitare pesanti sanzioni, ovvero sarà tenuto ad estinguere il libretto – restituendo il supporto cartaceo – e ritirare la liquidità trasferendo i contanti su un conto corrente. L’alternativa sarà richiedere la conversione del libretto al portatore in libretto nominativo, intestato al soggetto titolare.

La caratteristica di questo tipo di libretto è quella di poter essere intestato ad un individuo specifico che può quindi controllare e gestire direttamente i suoi movimenti. Può risultare utile, analogamente a quello al portatore, per effettuare depositi di somme esigue e per creare garanzie con lo scopo di usarle per contratti di locazione di immobili. Ha la peculiarità di poter essere intestato ad un soggetto particolare (beneficiario) il quale può gestirne personalmente i movimenti (versamenti e prelievi di denaro). Per queste ragioni rispetto all’altra tipologia, a meno problemi con la recente disposizione antievasione. Un libretto di risparmio si rende utile per depositarvi su piccole somme di denaro (oggi è maggiormente impiegato per accantonare denaro per i bambini) e anche per costituire garanzie ai fini di contratti di locazione di immobili.

I libretti al portatore dovranno dunque essere estinti, per legge, entro il 31 dicembre 2018. Fino a questa scadenza l’operatività sul libretto sarà ancora possibile (nei limiti predisposti), ma non si potranno più effettuare trasferimenti ad altre persone: la sanzione prevista per tale violazione va dai 250 euro ai 500 euro, come da articolo 63.