L’Arbitro per le Controversie Finanziarie: come funziona e quali risultati ha raggiunto a tutela dei risparmiatori

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L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), attivo presso la Consob dall’inizio del 2017, è uno strumento stragiudiziale di tutela dei risparmiatori per possibili questioni legate ai propri investimenti che si affianca all’Arbitro Bancario Finanziario, la cui competenza è riferita alle eventuali controversie in materia bancaria.

Secondo gli intendimenti originari l’Arbitro per le controversie finanziarie vuole rappresentare un efficace strumento cui ricorrere senza costi di procedura  (che si svolge on line) e con la garanzia di una decisione in tempi ragionevolmente certi (di norma 180 giorni) e, comunque, ben inferiori a quelli ordinariamente previsti dalla giustizia civile.

La decisione viene deliberata da un Collegio composto da 5 membri compreso il Presidente che, così come altri suoi due membri , viene nominato dalla Consob; mentre i rimanenti due , pur formalmente nominati da questo regulator, vengono designati , uno dalle associazioni dei consumatori, l’altro dalle associazioni degli intermediari.

Un altro aspetto caratteristico di questo strumento è la limitazione a poter intervenire solo in quelle controversie che nascono tra un investitore retail – ossia singoli risparmiatori, imprese ed enti che non possiedono particolari competenze e conoscenze tipiche degli investitori “professionali“ –  e  gli intermediari , banche, sim, sicav, sgr e sicaf italiani o autorizzati ad operare in Italia. Inoltre, il perimetro di intervento è circoscritto alle controversie relative alla violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza da parte degli intermediari nella loro prestazione di servizi di investimento e di servizi di gestione collettiva del risparmio.

In caso di accoglimento del ricorso il Collegio indica il comportamento che l’intermediario dovrà tenere (pagamento di una somma monetaria o altro)  e il relativo termine di adempimento. In caso di non esecuzione da parte dell’intermediario si provvederà a darne notizia sul sito dell’ACF, su due quotidiani nazionali e sulla pagina iniziale del sito dello stesso intermediario inadempiente con un significativo danno reputazionale.

Il primo anno di attività dell’Arbitro per le controversie finanziarie ha visto decretare il successo di questo strumento stragiudiziale con una media mensile di 153 ricorsi e con una distribuzione territoriale che ha interessato prevalentemente le regioni settentrionali del Paese (59%). Un dato su cui non poco ha influito il Veneto per le sue note vicende legate a due banche a vocazione territoriale.

La presentazione dei ricorsi è avvenuta in modo pressoché integrale da parte di persone fisiche (96,5%)  con una spiccata prevalenza di persone di sesso maschile (64,1%) e con una concentrazione nella fascia di età compresa tra i 45 e i 74 anni (65,7%). Da sottolineare anche in questo primo anno di esperienza che il ricorso nel 57% dei casi è stato presentato con l’assistenza di un procuratore, benché non vi siano preclusioni alla sua presentazione diretta da parte dell’investitore.

Sul piano economico le richieste sono state ricomprese tra un minimo di 41 euro e un massimo di 500mila euro (che costituisce il limite di intervento dell’ACF) con un controvalore complessivo di oltre 81 milioni di euro e con una concentrazione dei ricorsi ammissibili che si colloca nella fascia tra 10mila e 30mila euro (23,1%). Facendo riferimento all’attività deliberativa dell’ACF, iniziata, nel mese di maggio del 2017, si rileva che ha riguardato complessivamente 307 decisioni (di cui 189 di accoglimento totale o parziale) con risarcimenti riconosciuti che ammontano complessivamente a poco meno di 5,2 milioni di euro.

Altra informazione che vale la pena di sottolineare concerne la tipologia di contestazione del servizio di investimento, con oltre la metà dei ricorsi aventi ad oggetto il servizio di consulenza, seguito per numerosità dal servizio di esecuzione ordini per conto del cliente. Si può, quindi,  concordare pienamente con quanto affermato dal Presidente di ACF, GianPaolo Barbuzzi”, secondo cui: ”ciò che emerge con evidenza dai ricorsi finora esaminati, quale punto critico nella relazione cliente/intermediario, è la necessità di migliorare i flussi informativi reciproci”. Un monito da tenere ben presente!