Le economie di scala: da dove deriva questo termine?

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Il termine economie di scala deriva dall’inglese “scale”, ovvero “dimensione”: con economie di scala si fa infatti riferimento ad un meccanismo che consente di ottenere una condizione di vantaggio finanziario aumentando la capacità produttiva di un sistema (quindi la sua portata) senza però modificare il suo livello di utilizzo.

Indica, di fatto, il rapporto che viene a crearsi tra la crescita di una scala di produzione e la diminuzione dei costi medi unitari in un determinato contesto aziendale.

Parliamo di qualcosa che si viene a determinare parallelamente all’aumento dei volumi produttivi.

La dimensione dei volumi  stessi , del resto, rappresenta un elemento di incrementato potere contrattuale nei confronti dei vari interlocutori d’impresa (ad esempio i fornitori), a fronte di una diminuzione dei costi medi di acquisto.

Per poter applicare questo genere di modello economico sono naturalmente fondamentali una corretta gestione ed una precisa organizzazione interna, finalizzate a ridurre il più possibili i costi evitabili.

Esso risulta applicabile da parte di tutte le realtà aziendali, a prescindere dalla loro portata finanziaria, e come principale vantaggio per l’impresa fornisce la possibilità di realizzare una netta riduzione dei costi di produzione, potendo in tal modo utilizzare le risorse economiche risparmiate per la creazione dei prodotti finali da presentare al mercato, soprattutto in un momento come quello attuale in cui i consumatori tendono ad essere attratti dai prodotti più accessibili in termini di prezzi.

Potranno poi essere diminuiti anche i costi diretti, come ad esempio quelli di mantenimento di specifici beni. Spingendo inoltre l’azienda a specializzarsi in prodotti numericamente inferiori o magari in un solo ed esclusivo prodotto, l’economia di scala porterà ad una realizzazione finale di qualità superiore.

Esistono, d’altra parte, anche possibili svantaggi dei quali tener conto prima di scegliere di applicare questo specifico modello.

Prima di tutto, infatti, esso necessiterà di una gestione più intesa e di un controllo maggiore su tutte le attività, al fine di sviluppare un numero più alto di contatti lavorativi utili e soddisfare pienamente le aspettative della clientela. Anche a questo scopo sarà quindi importante creare una squadra di professionisti preparati e competenti, prevedendo anche la possibilità che si renda necessario un loro percorso formativo. Inevitabile sarà infine investire maggiormente nel settore della ricerca e dello sviluppo, proprio per potersi mantenere al livello più alto di competitività sul mercato.

Sappiamo che le economie di scala hanno nel tempo suscitato l’interesse degli esperti di economia politica. In particolare si deve al noto libro “La ricchezza delle Nazioni” di Adam Smith (considerato il fondatore dell’economia politica nella sua veste di disciplina in sè), risalente addirittura al 1776, la prima importante analisi sistematica inerente la gestione del lavoro manifatturiero con lo scopo di produrre, per l’appunto, economie di scala.

Nell’ambito degli studi che negli anni si sono susseguiti in materia particolare attenzione merita la pubblicazione di John Stuart Mill, che nel suo “Principles” indaga i rapporti esistenti tra rendimento crescente e scala di produzione nel contesto dell’unità produttiva.

Regina Picozzi