Le imprese sociali: di cosa parliamo?

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Le cosiddette “imprese sociali”sono organizzazioni private che svolgono stabilmente e principalmente un’attività finanziaria di utilità sociale, ovvero attività di imprese di interesse generale senza scopo di lucro e con obiettivi che abbiano a che fare con la solidarietà. Tutto ciò passa attraverso l’esercizio di un lavoro responsabile e di una modalità di comportamento estremamente trasparente, sia nei confronti dei dipendenti che delle autorità e degli utenti.

L’elemento che contraddistingue questa tipologia di aziende rispetto a quelle tradizionali è la finalità dei profitti. La loro origine risale agli anni ’80, quando il cosiddetto “terzo settore”dell’economia (ovvero quello con finalità sociale e di utilità civica, che in regime di mercato si pone a fianco sia dei privati che della pubblica amministrazione) è divenuto molto importante in svariati Paesi, nonchè quando alcuni enti nazionali che avevano proprio il compito di fornire supporto alla comunità sono stati de-istituzionalizzati.

Dal punto di vista della normativa vigente, quella cui fare riferimento è relativa al Decreto legislativo 155 del 2006, recanteDisposizioni in materia di disciplina dell’impresa sociale.

Sono stabiliti per legge specifici requisiti che le imprese sociali, in quanti tali, sono tenute a rispettare. Prima di tutto i loro ricavi devono essere per oltre il 70% relativi ad attività effettuate in settori di utilità sociale; oltre a questo, all’interno dell’impresa devono essere presenti soggetti disabili o comunque svantaggiati in una percentuale non inferiore al 30% rispetto al totale dei dipendenti.

I ricavi menzionati non dovranno essere ridistribuiti tra i membri della società, ma finalizzati al perseguimento di obiettivi socialmente utili, o in alternativa all’accrescimento del patrimonio aziendale. Possono acquisire il titolo di “imprese sociali”tutte le associazioni (siano esse riconosciute oppure no), tutte le società di individui o di capitali, tutte le fondazioni e le cooperative, nonché i consorzi e i comitati. Nel loro contesto, le imprese private con scopo di lucro e le pubbliche amministrazioni non possono ricoprire ruoli dirigenziali o di controllo. L’impegno per l’aiuto al prossimo, senza alcuno scopo di guadagno, è dunque la caratteristica prevalente.

A prescindere dalla tipologia specifica di impresa sociale, lo scopo di chi deciderà di gestirla o di chi collaborerà attivamente al suo interno sarà esclusivamente quello di rendersi utile, senza arricchirsi direttamente.

Nel contesto del loro organico, tali aziende seguiranno quindi una filosofia d’azione tale per cui i collaboratori interni ed esterni, nonché le autorità saranno coinvolti in maniera democratica, in azione sinergica con le entità locali e nazionali, i donatori o i finanziatori e qualunque soggetto implicato nel meccanismo, ognuno con la propria specifica funzione: il consiglio amministrativo avrà infatti un obiettivo di tipo gestionale (seppur sempre basata sulle decisioni prese dai collaboratori), i soci il fine di riunirsi per votare le scelte, il collegio sindacale lo scopo di controllare che l’intero processo avvenga in modo trasparente e con assoluta regolarità.